Maurizio Crozza 14 – Ballarò 31 maggio 2011

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Maurizio Crozza, 13 – Ballarò 24 maggio 2011

Red, vecchio tizzone d’inferno!

Mentre Pisapia negli anni ’70 veniva accusato di “rubare furgoni”cosa faceva Gabriele Ansaloni /Red Ronnie, ora consulente musicale e d’immagine della Moratti? Era a Bologna, che faceva la cronaca degli scontri di piazza per Radio Alice dalle barricate, con una evidente partecipazione per i dimostranti… (leggi tutto – guarda il video)

Red Ronnie, al secolo Gabriele Ansaloni, l’uomo di Bandiera Gialla e del Roxy Bar che è diventato consigliere e consulente di Letizia Moratti, da qualche giorno è al centro di un cortocircuito mediatico che passa sotto il nome di “effetto Pisapia”, con la sua pagina facebook presa d’assalto e lui che parla di “violenza mediatica”. Ma cos’è successo per scatenare tanta agitazione?

Dopo l’entrata a gamba tesa della Moratti, a Sky, con la falsa accusa raccontata a tempo scaduto sulla condanna di Pisapia – negli anni ’70 – per un furto d’auto commesso al fine di organizzare il pestaggio di un avversario politico, mercoledì scorso Red Ronniesulla sua pagina FB scriveva queste parole: “Primo esempio del vento che sta cambiando a Milano: cancellato LiveMi di sabato 21 maggio, in Galleria del Corso. Era l’inizio di LiveMi 2011 (che se vincerà Pisapia sarà cancellato dai progetti del Comune). Dava spazio a gruppi e artisti emergenti che potevano esibirsi con brani propri. In compenso Pisapia sta pensando a un megaconcerto con Jovanotti, Ligabue e Irene Grandi. Per dare voce a chi non ce l’ha.”

Insomma, incolpare dell’annullamento del concerto organizzato da Red per la giunta Moratti uno che non è ancora sindaco è il massimo…
Ebbene, tornando a noi, mentre ormai tutti sanno che il Pisapia“estremista/terrorista” che negli anni ’70 “rubava furgoni per organizzare pestaggi” è una colossale calunnia (Pisapia è stato assolto da quella falsa accusa con formula piena… ), pochi sanno invece cosa combinava il nostro Gabriele Ansaloni, non ancora Red Ronnie, nel ’77 a Bologna.

Ebbene, il giovane Ansaloni, DJ delle prime radio libere bolognesi, era un improvvisato ancorché entusiasta cronista degli scontri di piazza a Bologna del marzo 1977, avvenuti a seguito dell’uccisione dello studente Francesco Lorusso.
Nella registrazione che vi rproponiamo, corredata da immagini d’epoca, il Red racconta a Radio Alice gli scontri di piazza dal balcone della casa del suo amico Bonvi, il fumettista creatore delle“Sturmtruppen”, e lo fa con un’evidente simpatia per i manifestanti.
La perla, in questa registrazione, è quando Gabriele Ansaloni/Red Ronnie dice che il popolo sta cambiando opinione: “mentre ieri diceva basta con questi estremisti che sfacsciano le vetrine adesso dice basta con questa polizia che ci sta rompendo le palle..” Poi se la prende con le provocazioni fasciste e con una vecchietta che occupa il telefono della radio (sarà mica stata la nonna della Moratti?)

Impagabile Red, hai visto come si cambia in trent’anni? Cosa ti hanno fatto a San Patrignano?… A noi piace ricordarti così,cronista sulle barricate, altro che quei video melensi che fai andando in giro con la Moratti. Provaci ancora Red!

LINK: http://radio.rcdc.it/archives/provaci-ancora-red-79593/

Maurizio Crozza 12 – Ballarò 17 maggio 2011

Grazie, camerata Letizia

 

Fn. Ma non sono fascisti, però...

Si chiama corto circuito. Senza trasposizioni semantiche. Ovvero: una connessione a bassa resistenza fra due elementi di un circuito elettrico. È quanto accaduto nell’intera Milano morattiana.

La bassa resistenza è quella della politica. Un ameba informe dalla testa berlusconiana, dal corpo craxiano e dal ventre fascista.

I due elementi, la ragione e la degenerazione. Il circuito la democrazia.

Corto circuito. Costo: 20 mila euro. Circa. Tanto, infatti, è il valore del locale assegnato in Corso Buenos Ayres, previa presentazione di richiesta, all’associazione Forza Nuova. “Associazione culturale e sociale senza scopo di lucro”.

Associazione?

Culturale?

Lucro?

L’annebbiamento della memoria, la rottura degli argini di quel buon senso che, caduto Tambroni, ha consentito di dribblare azioni provocatorie, oltraggi alla memoria, sputi ciamurrotici sulle polaroid ingiallite della Resistenza.

Ma il politicante che tutto può e tutto deve, il notaio delle decisioni, il ratificatore delle regole senza morale, il lacchè delle carte bollate, imbelle esecutore mandatario di uno sciatto presente inzuppato nel nulla ideologico e valoriale, non distingue. Esegue. E lo fa con la nonchalance del finto ragionevole, come fosse il depositario di un qualche codice fatato e segreto, scrigno di segni e di simboli.

Le gare pubbliche il suo punto di vista, l’appalto la conditio sine qua non del respiro. Che sia tutto, se tutto deve essere. Buono o luceferino. Ma che sia documentato.

Nel corto circuito della ragione, si fa festa. Un corteo di cortigiani incartati di nero e testa rapata. Nella camera del delitto, quella tolta alla comunità (Medaglia d’Oro per la Resistenza e sede della grande insurrezione finale che capvolse il Ventennio nazifascista) ed assegnata, per soldi, per la giustizia della burocrazia, per l’imperium delle graduatorie, ad un manipolo di xenofobi da far accapponar la pelle del collo di zio Adolfo, i camerati meneghini si riuniranno, annunciano, “per una festa fino a notte fonda”.

Sì.

La notte della ragione. Una notte talmente buia da far rimbombare, di stella in stella, di lacrima di pioggia in lacrima di pioggia, di gocciolina di nebbia in gocciolina di nebbia, le parole auto celebrative del Camerata Marco Mantovani. Lui, che di Fn è il portavoce (si son dati anche una struttura interna in barba a tutte le regole, ma quelle buone), tiene ad ammantarsi di verginità innocente. Già. Perché lui non è un autonomo, uno studente sfigato, un ricercatore, un cassintegrato, un disoccupato con figli sul groppone, una babysitter in nero, una badante stesa in terra sotto gli occhi della gente.

Non sia mai detto.

Non c’è da scherzare.

“Noi non abbiamo l’abitudine di occupare illegalmente gli spazi”.

“Noi”.

Loro.

Infatti. Hanno sempre preferito sgombrarli quegli spazi. A forza di botte.

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