Nudi a San Severo

Roberto Galano

Foggia – Arrivare nei centri di una provincia vasta e troppo spesso culturalmente trascurata, con pochi mezzi economici ma ricca di talenti e di eccellenze alle quali bisogna fornire sostegno, formazione, ispirazione e possibilità. Questo l’intento di No Man’s Land – Terre di Nessuno, il progetto nato da un’idea di Roberto Galano, direttore artistico del Teatro dei Limoni di Foggia. Un impegno finalizzato alla creazione di un sistema teatrale organico, capace di far interagire pubblico e privato, cogliendone gli importanti obiettivi di sviluppo sociale e culturale delle comunità locali.

In occasione della stagione estiva, il Teatro dei Limoni, in collaborazione con lo Spazio off di San Severo e con i contributi economici ed organizzativi del Comune di San Severo e di Rignano Garganico, propone il Festival Teatrale NU.D.I. – NUove Drammaturgie Indipendenti. Concepito ed organizzato per essere itinerante, il Festival si è aperto il 24 luglio con la Residenza Artistica di Rignano Garganico, che ha visto protagonisti 28 giovani attori nella preparazione di un allestimento teatrale ispirato al Cyrano de Bergerac, sotto la guida dell’attore e regista Roberto Galano, e che ha debuttato il 30 e il 31 Luglio scorso nella gremita piazza Castello.

Dal 24 agosto al 5 settembre, il Festival si sposterà al Chiostro del Comune di San Severo, appena ristrutturato, che in 10 giorni accoglierà 6 spettacoli teatrali prodotti in maniera Indipendente da compagnie di fama nazionale. Il primo appuntamento è con “Medea” di Euripide, tradotto, diretto ed interpretato da Annika Strøhm e Saba Salvemini e selezionato per la finale del Festival “Voci dell’Anima” 2010. In scena, a rivivere il dramma, solo i due attori, come ai tempi dell’antica Grecia. I giorni del 25 e 26 agosto saranno tutti nelle mani della compagnia romana Ygramul Teatro che terrà una due giorni di workshop di Commedia dell’Arte, un percorso di studio sulla maschera e sulla scenografia corporea, per poi andare in scena nella sera del 26 con lo spettacolo “Nel paese della commedia”. Arlecchino e Pulcinella, lo Zanni e il Capitano, assurdi e grotteschi personaggi della Commedia, prestano i propri caratteri al racconto surreale di un’Italia atemporale e mitica in cui uomini qualunque hanno avuto il coraggio di alzare la voce contro il potere costituito.

“Ecce Robot – Cronaca di un’invasione” è il terzo spettacolo del Festival, scritto, diretto e interpretato da Daniele Timpano. Ispirato liberamente all’opera di Go Nagai (Jeeg Robot, Goldrake, Mazinga), lo spettacolo, che andrà in scena il 29 agosto, è il divertito ed autocritico racconto di una generazione cresciuta, negli anni di piombo, davanti alla Tv. Il 31 agosto è la volta di Roberto Capaldo e di “Morra”. La grande tradizione della Commedia dell’Arte viene rivisitata da un contemporaneo Pulcinella che si ritrova a monologare con il pubblico di fatti ispirati alla cronaca quotidiana di Scampia e Secondigliano. Lo spettacolo è vincitore del Premio Borsellino per l’impegno sociale e civile, Premio Calandra come miglior spettacolo e miglior regia e spettacolo italiano all’XI “International Blacksea Festival”.

Donato Paternoster calcherà il palco di San Severo, il 2 settembre, con “Ifigenia in orem”, tratto da “Bash” di Neil La Bute. “C’è un esubero del personale!” è una delle frasi che sentiamo più spesso da un po’ di anni a questa parte, mentre rimaniamo in attesa di una nuova opportunità. Questo è ciò che accade al giovane protagonista della pièce, che cercherà di raccontare quest’epoca di squilibri. A conludere questa prima edizione, lunedì 5 settembre, sarà proprio il Teatro dei Limoni con “Finalmente Godot”, prodotto in collaborazione con i Solisti Dauni di Foggia. Liberamente tratto dall’opera di Samuel Beckett, lo spettacolo scritto da Leonardo Losavio, appena rientrato da una mini-tournée estiva, vedrà in scena, oltre a Galano e Losavio, anche Giuseppe Rascio e D. Francesco Nikzad

Finalmente “Finalmente Godot”

Manca solo Nikzad. La foto è di Giusy

Sette spettacoli ed un ottava rappresentazione già calendarizzata per il prossimo giorno dell’Epifania. Un successo di pubblico che induce a parlare di botto. “Finalmente Godot”, piece scritta, diretta e portata in scena dalla compagnia Teatro dei Limonidi Foggia, oltre ad essere un’opera bellissima, intensa come poche altre in circolazione sui palcoscenici foggiani, è una macchina del consenso. Sentimentale fino al magone, emozionale fino alle lacrime. Thomas Becket non avrebbe saputo dar seguito migliore alla sua celeberrima composizione dell’attesa.

Sì, l’attesa. Sua Maestà l’attesa. Lama a doppio taglio, pugnale a serramanico senza manico. Colpisce coloro che l’ attendono, affonda in loro gli artigli ruvidi della follia, nella carne viva imprime il segno dell’instabilità. Tenta e costringe nel contempo. Ed eccoli lì, Estragone – LosavioVladimiro – Galanoancora imbrigliati nelle maglie del tempo, in balia di una nave ingovernabile. Solitari, disperati, scombussolati. Vite nelle vita dell’altro, partigiani arruolati nelle schiere della vita contro la morte che avanza. In un posto anonimo e quanto mai attuale. “Il palco”, questo il suo nome. Laddove i riferimenti in termini di ore sono scanditi dallo sversamento dei rifiuti. Le lancette sono le macerie dell’uomo, i quadranti cartoni usati e plastica ammucchiata, gli orologi i segni della stanchezza sui volti dei protagonisti.

Un quadro allucinato in cui i due, Estragone e Vladimiro, si muovono altrettanto allucinati. Attendono per non attendere oltre. Un giorno dopo l’altro. E l’ultimo che diventa un perenne penultimo. Una reazione a catena. Anello dopo anello si perde nelle nebbie fumose ed indistinte dell’infinità. Tetra, svuotata della speranza ed intrisa di illusione.
Si attende per non attendere oltre. E, nell’attesa, Estragone e Vladimiro si arrovellano per truffare il calendario intessendo una fitta ragnatela di azioni e giochi sconclusionati. È la celebrazione del fare, la cura opposta all’immobilità. I due, nel fare, ansimano. E nel voler fare, fanno nulla. Fanno per la sola ragione del fare. Fanno per la ragione del disfare per fare ancora. Arrovellamenti, contorcimenti, rotazioni circensi di esistenze ridotte al lumicino.

 

Finché l’aspettare, di volta in volta, si traveste da aspettativa. Di fronte al servitore del maestro Godot (Francesco Nikzad), quotidianamente latore del messaggio di rinvio dell’appuntamento fissato. Di fronte a quel vecchio ubriaco, malandato, incanutito riversato nel parco dell’attesa con l’ennesimo carico di immondizia. In lui rivivono le speranze dei protagonisti. In lui si riflettono le loro stanchezze, la resistenza infiacchita, l’incapacità di far fronte alla verità effettiva, l’incredulità alle parole. Per Esatrgone e Vladimiro, il tempo non è stato cura, ma malattia. Li ha incattiviti, desensibilizzati, uccisi. Uccisi, desensibilizzati, incattiviti. Cercano vendette nella morte, soddisfazione nell’annullamento corporale. Riversano le loro fatiche indosso ad ogni essere umano. Anche addosso all’inatteso (sorprendentemente Godot).

Nella scrittura di Leonardo Losavio, i protagonisti sono anime disilluse, scosse da anni, decenni, forse secoli di fame, sete, bisogni insoddisfatti, mete mai raggiunte. Epicentri di un terremoto abitudinario. Sono venti del nord senza più forza; denunce senza più prove; atleti senza resistenza anaerobica. Sono vittime che giocano il gioco della carneficina. Ma che nel gioco provano ancora rimasugli di sensi di colpa. Sono carni ciniche ed impaurite, voci isteriche e cuori sventrati. “Immagini dell’attesa e dell’atteso”. Carte d’identità senza più identità; fotografie che non rappresentano alcuna immagine; respiri senza più fiato.

L’arrivo di Godot (un magistrale Giuseppe Rascio) li coglie alla sprovvista. Li scuote senza cambiarli. Prima ci credono. Credono a Godot. Poi non credono più. Smettono di credere a Godot. Ma, in effetti, a loro non serve Godot. A loro serve un Godot. Qualcuno che li rassicuri, che non li svegli. Anzi, che doni loro quella proprietà di sognare di cui le notti agitate dall’attesa li ha privati ineluttabilmente.
Il Godot arrabattato e dimentico di sé stesso che si trovano di fronte è la negazione stessa di ciò che loro immaginavano. Paradosso nel paradosso, Esatragone e Vladimiro acquistano lucidità ed orgoglio nel rangente esatto in cui avrebbero soltanto dovuto abboccare all’amo teso, aggrapparsi alla corda.
Colpa di un Godot in maniche di mutande a camicia di forza, un po’ Totò, un po’ Chaplin, assurdo e ballerino, assurdo e mingherlino, assurdo e lamentoso.

Nei suoi pianti, in una serie di mosse previste alla perfezione in un copione senza pecche, i due sopravvissuti leggono le risposte che vorrebbero. Interpretano a loro vantaggio, prima di montare la rabia e coltivare sogni di vendetta. In un climax ascendente, lo spettacolo sale nei toni: da commedia si fa dramma. Avvolge e travolge lo spettatore. Non si può esserne esenti. La maestria di “Finalmente Godot” sta nella capacità attoriale di prendere per mano la platea portandola a scavare nel mezzo di quei rifiuti in cui loro stessi, gli attori, i protagonisti, i personaggi, scavano senza sosta alla ricerca di indumenti e novità. E nell’abilità (di scrittura e recitazione) di mantenere sempre vivo e valicabile quella striscia terrana che divide follia lucida e realtà caotica. Con ovvie ricadute positive sul pathos.

“Finalmente Godot” è comico, triste, disperato, urlante, cinico, sentimentale, folle, consolante, provocatorio, solleticante, fantasioso, crudele, dolce, cruento. Becket ne sarebbe orgoglioso.

(prossimo – ed ultimo spettacolo – il prossimo 6 gennaio. Per prenotazioni, rivolgersi in teatro, Vico Giardino 21, Foggia)

 

I decenni Limoni. Torna Giallo Coraggioso

 

C’è sempre uno spirito speciale quando mi tocca parlare deil Teatro dei Limoni… Li seguo dal principio della mia attività giornalistica. Col Galano ho realizzato la mia prima intervista. E al TdL ho seguito il  mio primo spettacolo teatrale (Viaggio nei caotici stati d’animo che, guarda caso, è lo spettacolo che ha dato vita alla compagnia, anche se, a me, è toccato seguirlo in ritardo di 7 anni buoni). Prima di allora, un buco ampio 28 anni buoni. Una scommessa vinta. Da loro…

PIOGGIA di novità per il Teatro dei Limoni di Foggia. Nell’anno del decennale (2001 – 2011), il sodalizio sceglie l’arma migliore per scuotere la monotonia culturale del capoluogo dauno. E lo fa allargandosi al di fuori del piccolo guscio di noce di settanta posti, storica sede della compagnia. Progetto intrigante. Titolo: No men’s land
Un esperimento rischioso e nel contempo intrigante. Una scommessa che Roberto Galano, Giuseppe Rascio, Leonardo Losavio e Francesco Nikzad, storici componenti del gruppo, hanno tutta l’intenzione di affrontare con il preciso intento di sbancare il botteghino degli avventori. Da Foggia a Serracapriola, passando per la nuova esperienza di San Severo, new entry tra gli spazi off della scena di Capitanata. È, infatti, anche per la cittadina dell’Alto Tavoliere, che passa la sfida di Galano & Co. La gestazione è stata lunga. Ma a San Severo è sorta la compagnia “Caffè tra le righe”. Classificabile come una sorta di affiliata della lanciatissima compagnia foggiana. Si proporrà al pubblico già dalla fine dell’anno. Quattro spettacoli e prima stagione costruita. Obiettivo: estendere l’esperienza del teatro sperimentale indipendente, pandemizzare la cultura degli spazi off, ridurre la distanza tra pubblico ed attori, fra vita reale e scena, abbassare fino al limite minimo la soglia della differenza tra chi guarda e chi recita. Ampliare l’immedesimazione, insomma

LA MISSIONE DEI GIALLI E LA MISSIONE TEATRALE – . Come una missione. Missione che, i Gialli, portano avanti da due lustri attraverso calendari mirati ma mai pesanti, sperimentali ma mai boriosi. Un menù per palati fini ma tutt’altro che snob, una forma di affrancamento dalla convenzionalità del vernacolo e, all’opposto, dalla pretenziosità kitsch dell’oltranzismo sperimentale.
E, malgrado i tempi grami e le delusioni, il Teatro dei Limoni, anche quest’anno presenta una stagione di tutto rispetto. Si parte sabato 13 novembre (con repliche il giorno dopo e nel fine settimana successivo) con il self made show “Il testimone”, invocato, scherza a Stato Roberto Galano, “a furor di popolo”, liberamente tratto dal Satyricon, opera pungente del sagace scrittore latino Petronio, e realizzato in collaborazione con la facoltà di Lettere dell’Università di Foggia. Irriverente ed a tratti ritenuto scabroso, il Satyricon è il trampolino di lancio di Giallocoraggioso 2010 – 2011. Per la messa in scena, hanno lavorato tutti i capoccioni della compagnia. Roberto Galano c’ha messo idea e regia, Leonardo Losavio ne ha trasposto il testo, Giuseppe Rascio ha curato i movimenti scenici.

Quattordici giorni dopo l’esordio, primo ingresso in teatro di compagnie esterne. Torna a Foggia, dopo il grande apprezzamento riscosso da “Muccia!”, il Teatroscalo di Modugno. Una piece, “Zona Paradiso”, che pare fatta apposta per riabilitare dallo squallore in cui l’hanno proiettata scribacchini e turismo dell’orrore, la storia di Sarah Scazzi. Protagonista è una ragazza venticinquenne, Grazia, che fugge dal suo paese per motivi apparentemente introvabili. Ne vien fuori un ripetersi di luoghi comuni, voci che corrono e si ricorrono, vecchi vizi e nuove ansie, un sommario di personaggi a volte leggeri, altre volte spietati di fronte alla realtà. In scena, il bravo Franco Ferrante.
Dicembre sarà un mese, in effetti l’unico, a predominanza assoluta di tinte gialle. Una la rappresentazione, per sei repliche fissate ed una, il giorno di Santo Stefano, possibile. 10, 11, 12, 17, 18, 19 le date di “Finalmente Godot”. Ovvero Teatro dei Limoni più Solisti Dauni. Ovvero frutto della mente creativa di Leonardo Losavio. Ovvero il ritorno simbiotico il scena di tutta l’Invincible Armada di Via Giardino. Ovvero, la prosecuzione del più celebre “Aspettando Godot”, ma con tanto di sorpresa finale.
2011. Mese di gennaio. 22 e 23. “Spoon River, tutti dormono sulla collina”, prodotto della compagnia laziale Il cassetto nel sogno, riproporrà l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master. Per una miracolosa e fantasiosa tettonica delle placche, la scena muterà in una collina. Anzi, nella collina. Quella più celebre della letteratura mondiale di ogni tempo. Lapidi nel cimitero, settanta vite per settanta personaggi. Epigrammi, gli ultimi, di una sequenza di vite condotte tra gioie e – tante – infelicità. In scena andranno i ricordi spezzati di vite interrotte più o meno incompiute.
Tra febbraio e marzo, invece, un salto indietro nel teatro classico. Nulla di cristallizzato, ovvio. Come nella filosofia scenica dei Limoni. Prima gli echi scespiriani de “Dell’Otello” (11, 12, 13 febbraio con repliche, su prenotazione, 14, 15 e 16), un rovesciamento delle parti rispetto all’opera originale, Iago a farla quasi da padrone (e Nicola Rignanese ad ingolosire l’attesa); poi l’affacciarsi di Moliere (5 e 6 marzo 2011, l’imprescindibile “L’Avaro”, firma del Teatro del Sangro di Lanciano e timbro attoriale di Stefano Angelucci Marino); infine bagliori di follia riflessi nella figura dell’Enrico IV di Luigi Pirandello (“La stanza della follia”, 26 e 27 marzo, Teatro del Cerchio di Parma).
La chiusura della stagione, dopo l’inframezzo classico, è affidata al Clan H e l’intricata “Tutta colpa di Salvatore”, in scena il 16 e 17 aprile.

IL CAFFE’ TRA LE RIGHE – C’è curiosità di capire, soprattutto, quanto funzionerà il nuovo spazio off di San Severo. Quella della città dei campanili è una tradizione teatrale fortemente improntata alla tradizione. Da qualche anno, grazie ad un ottimo lavoro compiuto a livello istituzionale e municipale, il “Verdi”, spazio cittadino, ha fatto spesso registrare sold out. Merito di calendari ben pensati, di ingenti risorse veicolate verso il fiore all’occhiello architettonico ed artistico del circondario dell’alto foggiano. Fatto sta che lo Spazio Off presieduto da Paola Marino, formatasi proprio in seno al Teatro dei Limoni, è un tentativo di rompere lo schematismo monolitico tramite un’offerta nuova ed inedita. Ci vorrà qualche tempo per rodare la macchina. Occorreranno primavere prima che la creatura cammini in autonomia. Per ora, la stampella dei Gialli di Foggia, è una garanzia se non altro a livello di copertura di rapporti esterni.
La prima stagione, Freaks, si aprirà omaggiando il TdL. 4 e 5 dicembre andrà in scena in Via De Cesare il monologo scritto da Leo Losavio e Francesco Nikzad e recitato da Roberto Galano, “Hamburger”. Un’opera importante, che ha fatto il giro dei teatri di mezza Italia, ottenendo successi e riconoscimenti.
Il filo rosso stagionale si dipanerà con “Dux in scatola. Antologia d’oltretomba di Mussolini Benito” (15 e 16 gennaio 2011). Non una produzione foggiana, questa di Amnesia Vivace, ma che nel capoluogo dauno ha riscosso un notevole successo. Un solo attore in scena. Tutt’attorno il nulla. Di fianco a lui l’evanescente presenza del Duce del fascismo italiano. Chiuso in una cassa. Proprio lui, edonista a tal punto di sé stesso da farsi simbolo fisico di un paese Ed ora è lì, inconsistente, fugace, sfuggevole. Una scatola, un baule. È dentro come un ricordo accantonato e gettato in soffitta. Lo spettacolo ripropone le tappe della sua fine, dalla fuga fino all’esposizione del corpo a Piazzale Loreto.
Ultimi due appuntamenti, divisi fra marzo ed aprile. Nel giorno di San Giuseppe, ed in quello successivo (19 e 20 marzo), spazio per “Moto Contrario”, ambientato proprio a San Severo nel giorno della festa della madonna del Soccorso, patrona e protettrice della città. il 2 ed il 3 aprile, “La cisterna”, Mana Chuma teatro, chiuderà la rassegna.

leggilo anche su http://www.statoquotidiano.it/20/10/2010/il-coraggio-dei-gialli-torna-il-teatro-dei-limoni/36161/

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