Maurizio Crozza 4 – Ballarò, 15 febbraio 2011

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Sul ponte sventola bandiera rossa. E la maestrina trema…

Che non rappresentasse il sogno erotico delle elite intellettuali del Belpaese, lo si era intuito da tempo. Ma che la Mariastella facesse di tutto per esibire – egocentrica! – una parte di sé a coloro i quali dovrebbe avere tutti schierati dalla propria parte, è cosa da non credersi. La compita ministra travestita da maestrina, questa volta, l’ha fatta seriamente grossa. E, dopo studenti, docenti, mondo accademico e bidelli, ha mosso all’ira anche gli storici. In una domenica d’autunno, la prima d’aria frizzante, piuttosto che godersi il meritato riposo, la Ministra ha brindato al giorno di Nostro Signore facendosi scivolare in corpo le roboanti parole mattutine desunte dalla nuova Bibbia laica del governo: “Il Giornale”. Detto fuor da incisa, parliamo dello stesso quotidiano accusato dalla Procura di Napoli per la costruzione di falsi dossier contro l’amica-nemica Emma Marcegaglia, presidentessa di Confindustria.

La notizia è calda e croccante, golosa come i croissants serviti alla corte di Maria Antonietta nella Francia prerivoluzionaria: a Livorno – le dicono, perché, a saperlo leggere, il messaggio è tutto per lei – è in atto un nuovo caso Adro. Ma, badate bene, a parti (politiche) invertite. E se per il paesino pede-alpino della bresciana ci vollero otto giorni – otto! – affinché la macchina ministeriale si mettesse in moto chiedendo timidamente spiegazioni e passi indietro, per la città toscana sull’Arno, la Gelmini ha scomodato gli ispettori in giorno festivo ed in quattro e quattr’otto. Caffè, giornale, telefono e via, alle 12.30 gli occhi del Minculpot gelminico proiettati su Livorno, a scrutare ansiosi due drappi rossi di due partiti ormai ridotti al lumicino elettorale (Rifondazione e Comunisti Italiani), tagliati fuori dall’emiciclo parlamentare e finanche dalla rossissima giunta comunale toscana, sventolanti nei pressi della scuola materna “L’Alveare” (così recita un comunicato ufficiale stirato fino a tal punto su toni seriosi da far sbellicare dalle risate: “Il Ministero rende noto che è stata ordinata un’ispezione nella scuola dell’infanzia San Marco di Livorno. Il provvedimento si è reso indispensabile per verificare la notizia secondo cui sarebbe presente nell’istituto una bandiera del Partito dei Comunisti Italiani”).

Urgono precisazioni. Precisazione numero uno: le bandiere, malinconiche e malconce, sono state poste lo scorso 21 gennaio nel corso di una manifestazione pubblica in cui veniva celebrata la nascita del Partito Comunista Italiano. Nato, guarda caso, proprio in quel luogo, il celebre Teatro “San Marco”.

Precisazione numero due: nel suo cieco furore iconoclasta, la Gelmini – grazie anche alle goffagini cronachistiche delle sue fonti – si è fatta sfuggire un passaggio fondante. Ovvero che le bandiere con rispettivi simboli, erano poste alle spalle dell’ingresso dell’asilo, in una via per giunta transennata. Con sua buona pace, dunque, la fanciullezza livornese è da sempre a riparo dalle pericolosissime ideologie trinariciute, dal sindacalismo eversivo e dal sogno egualitario predicati dalla compagine riunita, 89 anni fa, nel “San Marco”.

Non bastasse ancora, la zelante Gelmini non si sarebbe dovuta lasciar sfuggire che, a scanso di equivoci, all’asilo è stato anche cambiato il nome dall’originario “San Marco” nel già menzionato – e, siamo certi, più rassicurante “l’Alveare” – e che lo stesso teatro (in cui, narrano in testimonianze commoventi gli artefici della scissione dal Psi, già pioveva causa crepe nel soffitto nel 1921), distrutto nel corso della secondo Guerra Mondiale, non è stato più ricostruito.

Tutto materiale a disposizione del pensiero critico e delle menti funzionanti, più che bastevole a suffragare la teoria dell’abisso esistente fra Adro e Livorno. Tuttavia, non occorre un’erculea fatica per credere che, di quel luogo, di Amadeo Bordiga ed Antonio Gramsci, dei protagonisti di quei giorni e di quella scissione, di lotte e congressi, del Pci e del Psi, la Ministra non conosca uno stentoreo nulla. O, per lo meno, ne conosce la versione di qualche omologo italico dell’ignobile best seller (?), tanto caro al Capo, “Il libro nero del comunismo”.

Nella città labronica, inoltre, mai nessuno ha invocato plenipotenziari o interventi, né potenti avvocature d’ufficio o rimozioni storiche. Nessuna lamentela. Nessuna mamma spaventata. Nessun articolo prima di quello apparso sul pamphlet berlusconiano. Nessun revisionismo contro e/o anti-storico evocante la demoplutocrazia ebraico – comunista. Per di più, da titolare di Viale Trastevere, siamo portati a credere che la buona Stella del centrodestra di governo avesse sfogliato più di qualche libello al fine di informarsi delle vicende storico – politiche del nostro paese e di come, queste, si intersechino con la città di Livorno. In definitiva, il 1921 è nei programmi di storia da Aosta a Reggio Calabria…

Ps. Pare che l’occhio della ministra, nei prossimi giorni, scandaglierà anche le spiagge chiedendo la rimozione delle bandiere rosse. Vietata, verosimilmente, anche la segnalazione ai prossimi gran premi d’Italia e di San Marino.

leggilo anche su http://www.statoquotidiano.it/18/10/2010/sul-ponte-sventola-bandiera-rossa-e-la-gelmini/36040/

Chi offre di più per l’ora di geografia?

Giovanni comporrà il suo tema su banchi sponsorizzati da marchi di pasta secca. Michele farà di conto comodamente seduto sulla sedia gentilmente offerta da un produttore di olio extravergine. Chissà poi se, le tribolazioni di Francesca per un compito difficoltoso, saranno lenite dalla stessa medicina il cui nome punteggerà l’arredo della sua scuola. E, infine, quando Teresa alzerà lo sguardo alla lavagna, le ammiccheranno non fustoni imbellettati, ma fustini. Sì, di detersivo in polvere.

Ammettiamolo. La trovata della sesta provincia apre scenari immaginifici inattesi. Con il bando dal poco fantasioso nome “Dedicare i banchi”, è adesso possibile, fino al 30 novembre, per le aziende private, sovvenzionare l’acquisto dell’arredo scolastico all’interno delle scuole secondarie. In cambio, proprio come avveniva nelle parrochiette dell’Italia dal rustico odore degasperiano, fanfaniano ed andreottiano, una placchetta con il nome della ditta e finanche un rassicurante messaggio (consigli per gli acquisti?) sarà apposta ad imperitura memoria. Tutto l’ambaradan della fornitura, kit sedia più banco, costerà qualche spicciolo in meno di 70 euro. Iva esclusa, of course. Per la precisione, 69,80 euro. Ovvero “€ 49.90 per il banco ed € 19,90 per la sedia” (alle ditte sarà poi concesso uno spazietto pubblicitario nella bacheca della scuola ricevente la donazione ed un secondo sul sito internet della stessa). Roba da nulla, insomma, se si pensa che il contrappeso è la svendita dell’indipendenza conoscitiva. Certo, in tempi di guerra, come recita un adagio poi meno gentilmente e meno drammaticamente trasposto, ogni buco è trincea. E dietro i sacchi ed il filo spinato si sono già entusiasticamente accovacciati in tanti.

Vuoi vedere che, alla fine, aveva ragione lui?

E non semplici soldati, ma fior di ufficiali. Il presidente della Bat provincia (roba da super eroi, mica fuffa), Francesco Ventola, ha sottolineato che, l’iniziativa, è nel perfetto barlettan style dell’amministrazione. Il suo assessore all’Istruzione, Pompeo Camero, capopopolo di questa nuova battaglia, ha giustificato l’offensiva con la scusa della mancanza di proiettili. Insomma, che possono farci loro se la scarsella è vuota? Così, per garantirsi gli arredi, non soltanto per le aule, ma anche per le segreterie amministrative, ben vengano le sovvenzioni anfitrioniche degli imprenditori locali. E poco importa se, pubblicamente, l’assessore non parla di privatizzazione della scuola o di imprenditoria a sostegno della stessa, ma si limiti a far melina alludendo all’ausilio della “società”. Manco a dirlo, l’inattesa mano “battista” (o comunque si dica in italiano) ha suscitato immediatamente il plauso della Mariastella Gelmini. La Ministra più criticata ed impreparata della storia repubblicana non ha tardato a prendere le difese dell’amministrazione presagendo, nella trovata, uno spirito di futuro. Zingara.

Per intanto, favorevoli o contrari che siano i responsi della collettività, la macchina è in moto ed arriverà alla meta prevista già all’inizio dell’anno prossimo. In fondo, anche la cattiva pubblicità resta pubblicità nell’arena mediatica dell’oggi. Una cassa di risonanza per egocentrici atteggiamenti e lucrosi guadagni. In attesa degli sponsor da marcare sui grembiulini, sulle scarpine e sulle menti.

EDITORIALE PUBBLICATO SU http://www.statoquotidiano.it/06/10/2010/come-ti-vendo-la-scuola/35434/

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