Un Foggia bello da impazzire annienta l’Atletico Roma

Santarelli 5. Eroe su una zuccata di Ciofani, schiappa terrificante quando punta a fare il fenomeno sugli avanti laziali con finte e controfinte. Talmente tanto funambolico, che finisce per incantare anche se stesso. Si fa male proprio nel momento in cui avrebbe anche potuto prendersi un caffè in tutta tranquillità. Spariamo non sia nulla di grave. Pendolo. (31’ st – Ivanov 6. Giusto il tempo di inzaccherarsi i tacchetti)
Kone 7. Spinge, dribbla (lui si, riuscendoci), crea gioco. Offende e difende. Gode del miglioramento di tutta la squadra. Visto così, non sembra nemmeno quel mattone che, in alcuni frangenti, ha impersonato. È uno dei giocatori più in forma dei satanelli. Terzino.
Regini 6.5. Salva, immediatamente prima dello 0-1, una palla sulla linea di porta. Poi, nel secondo tempo, va vicino anche al gol. Vista questa Sampdoria, gli converrebbe rimanere in questo Foggia. Fondamentale.
Burrai 6. Nel domino della metà campo foggiana, dove ognuno scala assolvendo il compito di chi precede, si trova arretrato in fase di regia. Salamon gli tira lo scherzetto regalandogli la casella da titolare. E lui fa il suo. Disciplinato
Rigione 6.5. Si fa sorprendere da Cofani quando, per un pelo, il centravanti romano non fa gol. Ma fa alcuni interventi da premio Nobel. Stando alla calma che assicura alle coronarie, è quello per la Pace. Obama bianco.
Romagnoli 7. Semplicemente, un muro.
Farias 5. Fuori forma, fuori fase, fuori tutto. Prova a duettare con i compagni di reparto senza, tuttavia, riuscire a stare al passo dei più in palla Sau ed Insigne. La pausa cade a fagiolo. Dategli un’amaca. (12’ st. Agodirin 6.Dà brio alla fase offensiva, ma palla tra i piedi si incarta ancora troppo)
Palermo 5. Funge da anello debole del gioco della mediana rossonera. A lui spetta fare da Burrai, ma è come se Burrai, prima di scendere in campo, fosse stato messo sotto da un autotreno in piena corsa. Dovrebbe creare e non abbozza neppure, dovrebbe mettere ordine ed invece crea caos. I suoi lanci sono tutti e puntualmente imprecisi. Non è un caso che Zeman lo butti fuori. Evanescente (12’ st. Agostinone 6. Una bella sorpresa.)
Sau 9. Grandissima partita. Due gol e un assist. Quest’ultimo da vero e proprio rapinatore, burlandosi di Doudou come fosse un pivellino. Erano anni che a Foggia non si vedeva uno così. Macchina da gol.
Laribi 7. Clamoroso al Cibali. Non doveva neppure giocare. Ed invece gioca e fa il solito immenso partitone. In un centrocampo tutto sommato sottotono, è lui a dare la scossa e a prendersi sulle spalle l’onere di organizzare. Da una sua conclusione, smorzata, nasce il vantaggio di Sau. Direttore d’orchestra
Insigne 6.5. Lo fa il suo bel golletto, ma ha vissuto domeniche migliori. Lui è quello che ha più bisogno di riposarsi. Ha dato tanto, tantissimo. Ora può rilassarsi.
Zeman 7. Fa cinque. E speriamo anche sei, sette, otto…

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Via 1 a 2

Quella fra Barletta e Foggia non è mai una partita come tutte le altre. Nei miei ricordi di bambino, meno che decenne, mi viene alla mente un lontanissimo e sfumato 4 a 1, gli striscioni a bardare la città, gli sfottò nella via che, dell’allora città dell’alto barese, porta ancora il nome. Fu, per l’occasione, commutato in un ironico ed inoffensivo “Via 4 a 1”. Biancorosso e rossonero, i cori volgari come colonne sonore di ogni partita, messaggi lanciati a distanza, tifosi contro senza esagerazioni e degenerazioni perverse. Ce n’era uno infarcito di bestemmi e parolacce, che ancora è in voga nella curva scambiata del tifo foggiano.

No, quella tra Foggia e Barletta, o tra Barletta e Foggia, non è per nulla una partita come le altre. Per questo, per una volta, ed una sola, gioisce anche il sottoscritto alla presenza delle rappresentanze di entrambe le tifoserie. Già, perché è come fosse, in scala minore, L’ALTRO DERBY pugliese per antonomasia. C’è Bari – Lecce e c’è Foggia – Barletta, oggi più derby che mai per l’elevazione della città marinara a capoluogo. Seppure in comproprietà.

Il primo round l’ha vinto Zemanlandia 2. Ha vinto il gioco, ha vinto la fantasia, ha vinto la freschezza della gioventù. Al Puttilli hanno vinto i dribbling di Sau e Laribi, le goffe folate offensive di Caccetta, le magie folli e spensierate di Insigne. hanno vinto gli scugnizzi di don Zdenek; le piccole promesse delle grandi squadre messe a parchimetro allo Zaccheria. Dopo Barletta Foggia, dopo la predominanza di Sau su Margiotta, tutti abbiamo il diritto di credere alla possibilità di vedere la creatività al potere.

Hanno vinto gli spazi aperti lasciati dagli equilibri del momento, le ardite sortite del solitario, i fraseggiamenti stretti e veloci. Ha vinto anche la palla avanti e pedalare di Verga, novello RR7 (nel senso di Roberto Rambaudi 7) sulla fascia destra, ha stravinto il collo esterno di Insigne sulla botta dal dischetto – e mango tanto – dell’attempato zio Massimo. Stasera ci vediamo in città ancora una volta. Per brindare, tutti, in VIA 1 A 2

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