Una storia da raccontare

Moni Ovadia, di “Etenesh”, ha scritto: “La storia di Etenesh, nelle tavole, si fa affresco dell’infamia del nostro mondo che sacrifica all’egoismo dei nostri privilegi le vite di nostri simili”. Mente e mano di quelle tavole che fanno fremere Ovadia, è Paolo Castaldi, illustratore nemmeno trentenne, che ha sfruttato il megafono della Becco Giallo per dare voce ad uno dei tanti drammi del mare che si tramutano in drammi della vita. Ed Etenesh, la donna di cui il fumettista racconta, è una di quelle anime purgatoriali che non sfiorano mai la terra se non per cadervi stremate dalla fatica e dagli stenti. Una traccia nera, ebano come d’ebano è la sua pelle, marcata con il peso della fatica ed impressa sul fangoso sentiero dell’umanità. Passo dopo passo, dalla depressione colonizzata dell’Etiopia al miraggio di futuro della Libia, fino alla proiezione che si estende al di là dell’Adriatico. Dritto, fin nel cuore dell’Italia.

Così Etenesh si fa emblema di una miriade di viaggi, sunto triste dello sfruttamento e della violenza. I convogli attraverso il deserto, soffrire la sete per un tozzo di pane in più. Magari nero, alla meglio rancido. Un sorso di acqua calda che imprime a fuoco ancor di più il significato della sete. E sulla carta, nelle sembianze tratteggiate su sfondi preminentemente scuri, Castaldi rende il dolore ancor più vivo e bruciante. Un marchio d’infamia impresso sulla storia contemporanea come nuova forma di schiavitù, una tratta gestita da uomini senza morale e con scrupoli ben al di sotto del consentito. Criminali e militari, tutti insieme, tutti coalizzati. Tutti elementi della stessa cordata di sofferenza opportunistica che fa leva sui soldi, sulla corruzione, sulla palese violazione di ogni forma di diritto umano.

Visto in quest’ottica, il testo di Castaldi ha il merito di divenire un manuale, capace di rendere, attraverso la personalizzazione di una sola storia, l’epopea di migliaia di persone. Una feroce traversata condita di violenza, dignità stuprata, umiliazione, morte. Di esseri umani ridotti all’osso dal calore del sole e dall’impietoso gelo della notte desertica. Le cicatrici sono la loro forma di resistenza vissuta, la dimostrazione di un dolore sovrastato con la sola forza della tenacia. Etenesh, quindi, è una di loro. Lei, novella Ulisse, in fuga per aspirare al sogno di una vita migliore, sacco in spalla con tanto di foto di famiglia, ammansita dalla bieca crudeltà, sull’orlo della follia e sempre costretta a recuperare quando tutto pare rovesciarsi in peggio. Clandestina per scelta. Clandestina ovunque, clandestina sempre. Prigioniera di un sogno che non sembra mai arrivare. Schiava del futuro, scintilla di un incendio divampa mai nei cuori chi tenta di avvamparlo. “Etenesh” è la verità mai raccontata, è il mistero rivelato e cautamente nascosto agli occhi dei bambini per non turbarne i sogni. “Etenesh” è come un predatore felino che ti rincorre e t’agguanta e t’aggredisce i sensi, li imprigiona e li fagocita a punto tale da fare di te un solo corpo con la sua essenza vitale, con le sue recondite ragioni, con i suoi istinti primordiali. “Etenesh” è rivincita, è vittoria dell’universalità, della fratellanza. In fondo basta tradurlo, quel nome vagamente esotico: “Tu sei mia sorella”. Un’invocazione, un’aspirazione, un reclamo.
Paolo Castaldi, “Etenesh. L’odissea di una migrante”, Becco Giallo 2011
Giudizio: 4 / 5 – Come una frustata

Link: Macondo, la città dei libri

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La ribellione nel calcio… Signori: Gigi Meroni

 

Gigi Meroni in azione

 

Si chiama Gigi, diverso dagli altri anche fuori dal campo“. Nemmeno un libro poteva contenere tutta la storia di Gigi Meroni. Non sarebbe stato abbastanza. Si depotenzia, la stantia ripetizione dell’inchiostro nero, quando l’onere è di narrare gesta e non solo azioni. Ed allora occorre la strapotenza dell’immagine, l’incontrollata fantasia del tratto a matita. “Gigi Meroni. Il ribelle granata“, Edito da Becco Giallo, coglie appieno l’anima sportiva ed umana di uno dei più fantasiosi e controversi campioni del panorama calcistico italiano. Dal carattere difficile, gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza a Como, il passaggio a Torino, sponda granata, vecchio cuore Toro che impazza per le sue traiettorie.

 

Gigi Meroni. Il ribelle granata. Beccogiallo 2010. Giudizio 4 / 5

 

Inventava calcio, Gigi Meroni. Proprio come, fuori dal campo, inventava arte. Ne abbondava finanche quando, chiuso nei suoi silenzi notturni, lasciava scorrere il pennello sulla tela. I due autori del testo,Marco PeroniRiccardo Cecchetti, sono stati bravi nel trarre dal mito proprio l’aspetto più umano. Il risultato è un libro a tratti struggente, straordinario per altitudini emozionali. Sensibile come poche altre biografie. Gigi è più Gigi di quanto sia stato Meroni, più amante del rock che perno del gioco granata, più pittore che calciatore. Su tutto, la semplicità del ragazzo di frontiera, l’intransigenza del bambino di strada, la sensibilità proletaria che lo spinse a rigettare l’offerta della società di vivere in un lussuoso appartamento. Poesie e disegni si avvicendano nel testo come note diverse ma accordate, ed accompagnano un cammino che è cammino a ritroso nelle ventiquattro primavere di Meroni, dallo scontro con l’auto di Romero – 1967 – all’incontro con la vita che si apre ai suoi occhi di bambino – 1943 –, quelli che, pur mito delle folle e simbolo delle giovani generazioni, Gigi non ha mai perso. Un cammino fantastico, in cui Gigi sa tutto di sé, di ciò che accadrà agli altri il cui tempo scorre normale, mentre lui l’ha già vissuto. Diverso, Gigi. Ancora una volta.

Giudizio 4 / 5

Link su http://www.sudsport.it/news.asp?cat=31&id=736

pdf alla pagina http://www.sudsport.it/public/upload/anno2numero52piccolo.pdf

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