Fenice, lo stillicidio continua. A settembre anche ferro e benzene

L'area della Fenice; in rosso, i pozzi di emungimento (googlemaps)

Lavello (Potenza) – QUESTA volta – come se fosse la prima – si è reso necessario spingere forte sull’acceleratore per ottenere la pubblicazione dei dati relativi al monitoraggio delle acque dei pozzi a valle dell’inceneritore Fenice. Evidentemente, la pubblicazione delle ‘carte nascoste’ e l’incendio scoppiato una decina di giorni fa (c’è stata un’interrogazione parlamentare della radicale Elisabetta Zamparutti), hanno tramutato queste settimane in una pentola a pressione stracolma di acqua già bollente. Il caso Fenice è divenuto caso nazionale. Oltre all’anunciato ritorno di Striscia la Notizia, si è occupato dell’inceneritore melfitano anche il sito web del quotidiano La Repubblica. Un’inchiesta, quella di Repubblica, che non ha aggiunto nulla di sconvolgentemente nuovo, tornando a ricalcare i passi della (mala) gestione decennale di Edf. Ma anche delle reticenze di Arpab, Asl e Procure di Melfi e di Potenza e riducendo quasi a zero l’invece immane lavoro condotto sul terreno da ambientalisti e Radicali.

ECO CAPITANATA – Intanto, mentre la diffusione della notizia va avanti con insistenza, le carte pubblicate oggi da Via della Chimica confermano l’esizialità di Fenice. L’impianto continua ad inquinare a piene mani, indipendenetemente che gli scheletri emergano o meno dagli armadi. Finora, tranne il sindaco di Melfi Valvano e poche associazioni, nessuno si è spinto a chiedere il sequestro dell’inceneritore amato alla follia dalla Regione Basilicata e da svariati esponenti del Partito Democratico lucano. E si fa fatica a capire cosa si attenda oltre, stando anche il fatto che, per molto meno, nella vicina Cerignola si è chiuso Eco Capitanata, stabilimento simile, per molto meno.

METALLI PESANTI – A settembre, pur rientrando nella norma l’arsenico, si è registrato un aumento dei metalli pesanti più pericolosi: ovvero, nichel e manganese. Si tratta degli eterni ‘compagni di vita’ della popolazione del Vulture. Ma non solo, dato che, come scritto proprio dal quotidiano di Scalfari, “oltre alla zona del Vulture – Alto Bradano lucano, dove vivono circa centomila persone, l’inquinamento potrebbe toccare, se il fiume risultasse contaminato, anche le province di Foggia e Bari”. E lo fa senza dubbio. Presenza abbondante di nichel (cancerogeno ma sopratutto insistente a livello di allergie), è stata rinvenuta in sei pozzi su nove (come a luglio). Sballate le cifre dei pozzi di rilevamento numeri 3, 5, 6, 7, 8 e 9, con violazioni che sforano di oltre 15 volte il limite fissato dal D.Lgs. n.152/06. La stima più allarmante è stata quella registrata sulle acque del pozzo numero 8, dove, a fronte di un tetto massimo di 20ug/l, sono stati rilevati 308 ug/l. Non va meglio per quel che attiene il manganese. Come a luglio, cinque i pozzi contaminati (settembre: 2, 4, 5, 6, 8), con dati estremamente peggiori rispetti a quelli di due mesi fa. Prima di agosto, infatti, i ‘pozzi maledetti’ restituivano stime comprese fra i 265 e i 650 ug/l. Il mese scorso, al contrario, i nanogrammi hanno sforato (e non è comunque la prima volta, è anche andata molto peggio) quota 1000. E’ quanto si registra alla casella del sesto dei pozzi piezometrici, dove, contro un limite di 50 ug/l stabilito per legge, si quantificano 1021 nanogrammi di manganese per litro. Ovvero, oltre 20 volte in più di quanto consentito dalla già clemente normativa statale.

FERRO – Ma, come sempre, non mancano le new entry. E’ il caso del ferro, presente nei rilevamenti del mortifero pozzo numero sei, dove, anche se di poco, i livelli sforano la soglia d’attenzione (296 ug/l contro i 200 massimi previsti per legge). Si legge su Wikipedia: “Un apporto eccessivo di ferro tramite l’alimentazione è tossico perché l’eccesso di ioni ferro reagisce con i perossidi nel corpo formando radicali liberi. Finché il ferro rimane a livelli normali, i meccanismi anti-ossidanti del corpo riescono a mantenere il livello di radicali liberi sotto controllo. La dose quotidiana di ferro consigliata per un adulto è 45 milligrammi al giorno, 40 milligrammi al giorno per bambini fino a 14 anni. Un eccesso di ferro può produrre disturbi (emocromatosi); per questo l’assunzione di ferro tramite medicinali va eseguita sotto controllo medico ed in caso di oggettiva carenza di ferro”. Insomma, a tossico, è tossico, non corrono dubbi.

“SPEGNERE FENICE” – Laconico il commento del Comitato Diritto alla Salute di Lavello: “A questo punto la Provincia non ha più motivo di tenere in essere l’autorizzazione provvisoria”. Come dire: Fenice va chiusa. Tanto più perché, oltre ai metalli pesanti, persistono nelle acque valori eccedenti di alifatici clorurati cancerogeni (in particolare allarmano tricloroetilene e tetracloroetilene) e, altra novità, il benzene (pozzo numero 7). “Chi ha il potere di bloccare, sospendere, spegnere l’inceneritore lo deve fare immediatamente e senza indugio”, chiosa l’associazione lavellese. Sperando che non sia già troppo tardi per intervenire.

p.ferrante@statoquotidiano.it

FOCUS, TUTTA L’INCHIESTA FENICE DALLE PAGINE DI STATO
1. Fenice, un caso di (a)normale inquinamento (Stato Quotidiano, 16 maggio 2011)
2. Fenice, la verità di Bolognetti: “Ci uccidono in silenzio” (Stato Quotidiano, 27 maggio 2011)
3. Fenice, contro l’inceneritore si muove anche la Capitanata (Stato Quotidiano, 31 maggio 2011)

4. Melfi, i panni sporchi di Arpab: “Giusto che Fenice chieda di bruciare di più” (Stato Quotidiano, 9 giugno 2011)
5. Fenice la rabbia del Comitato di Lavello: “Una presa in giro” (Stato Quotidiano, 14 giugno 2011)
6. Fenice avvelena ancora. A maggio riscontrato Arsenico (Stato Quotidiano, 20 giugno 2011)

7. Fenice, Comitato di Capitanata: “Clamoroso silenzio delle istituzioni” (Stato Quotidiano, 21 giugno 2011)
8. Bolognetti in tackle su Arpab: “Qualcuno blocchi Fenice”
9. L’intervista al Coordinatore Arpa di Potenza, Bruno Bove (28 giugno 2011)
10. Bolognetti contro Bove: “Se ci sono i dati, allora li tiri fuori” (4 luglio 2011)
11. La gente di Foggia, quella di Lavello e un grido: “No a Fenice” (9 luglio 2011)
12. Fenice, la battaglia va avanti. Le associazioni denunciano Edf (Stato Quotidiano, 29 settembre 2011)

Tutti i panni sporchi di Arpab: “Chi non è con noi è uno spione!”

Inceneritore La fenice (pietrodommarco.it)

Foggia – E non è finita qui. La vicenda Fenice riesce sempre a regalare nuove perle ed incredibili risvolti. Ping pong da un campo all’altro. Ovvero, dalla bugia alla formalità, scavalcando la rete della verità. Martedì (7 giugno), si è tenuto a Potenza un incontro presso la sede dell’Arpa Basilicata. Un incontro interlocutorio che avrebbe, di fatto, dovuto far luce sul futuro dell’ambiente lucano, sui dati mancanti. Squarciare, insomma, il velo di mistero che avvolge buona parte dell’operato della società che gestisce il termovalorizzatore operante all’interno dell’indotto della Sata di Melfi.

DIRITTI E DOVERI – Come sempre, un vacuo blaterare. Nessuna soluzione, nessuna proposta, nessuna forma di risoluzione delle problematiche. Piuttosto, tra le parti, un gelo che, ossimoricamente, è quanto mai arroventato. I rapporti sono tesi. Da un lato, l’Agenzia per il controllo dell’Ambiente che dovrebbe vigilare e non vigila, legata a doppio mandato con l’Edf. Il quadro è chiaro. Dopo la speranza che il cambio al vertice (a gennaio, da Vincenzo Sigillito a Raffaele Vita) potesse produrre qualche schiarimento nel cielo plumbeo dell’incenerimento, è sopraggiunta la desolazione di una continuità imbarazzante. Anche perché chi comanda le fila dell’Arpab è Bruno Bove, potentissimo Coordinatore provinciale, uomo onnipresente e tentacolare, uno di quelli che con Fenice ci va a braccetto. E non da oggi. Nei suoi poteri, c’è il monitoraggio sui pozzi di emungimento per il controllo della qualità delle acque che, attraverso falda, scaricano nell’Ofanto.

Tra i suoi doveri, al contrario, l’obbligo di capire. Ad esempio, come mai ci sia almeno un pozzo essiccato (su cui, dunque, non è possibile campionare i dati). Quali sono le ragioni di questa anomalia? E perché non è stato mai segnalato il problema? Sta all’Arpa, inoltre, spiegare che fine abbiamo fatto i dati del monitoraggio dei pozzi nel periodo compreso fra 2000 e 2006. Sei anni di silenzio e, per bocca dell’ex direttore Arpab Sigillito – e dello stesso Bove – sei anni in cui, senza limiti, Fenice ha inquinato a spron battuto sapendo di inquinare e violando molti dei limiti imposti allo smaltimento, accogliendo senza controllo tonnellate di materiali pericolosi proveninenti da ogni parte d’Europa.

CONTROLLO POZZI: SEMPRE PEGGIO – Martedì, piuttosto che spiegare queste cose, l’Arpa ha cercato di rasserenare gli animi sulla giustezza della strategia d’incenerimento. E soprattutto, è stato Bove a lavorare ai fianchi del ragionamento per modellare il pensiero degli astanti. Bove non ha usato mezze misure, ha scansato il dito dietro cui si è ricoperto per anni ed ha ammesso che “Fenice è un punto importante dello smaltimento dei rifiuti in Basilicata”. Liet motiv usurante. La strategia va avanti: negare la ricaduta sull’ambiente e difendere ad oltranza l’operato del termodistruttore lucano. Malgrado i dati di marzo sul monitoraggio dei pozzi (da pochissimi giorni resi pubblici) parlino chiaro e confermino un preoccupante livello, nell’acqua, di nickel e manganese. Metalli pesanti. L’uno e l’altro cause accertate di malattie degenerative per l’organismo umano. Provocano non soltanto tumori, ma anche infezioni, allergie, morbi (esempio il manganese è una delle principali cause del parkinson).

SINDROME NIMBY? – Malattie vere, dunque. Il tutto, mentre Bove calcava la mano sulla sindrome Nimby (acronimo di not in my backyard), come motivo principe della mancata differenziata in Basilicata e concentramento della spazzatura nei forni crematori dello stabilimento dell’Edf. Edf che, come scritto da Stato, ha domandato, malgrado le palesi violazioni dei limiti e dei controlli, addirittura l’aumento di possibilità d’incenerimento di uno dei due forni. Richiesta insolita. Se si pensa che, già in questo momento, i valori di alcuni metalli oltrepassano finanche i limiti previsti per legge.

BOLOGNETTI: “PER LORO CHI DENUNCIA E’ UNA SPIA” – Ed anche sull’aumento l’Arpab fa finta di niente. Bove ha anzi implicitamente ammesso che non si può impedire a Fenice di espandere la capacità crematoria ed accusato chiunque vi si opponga – primo fra tutti Maurizio Bolognetti, esponente della Direzione Nazionale dei radicali – di essere una “spia”. Bolognetti non ha tenuto l’offesa. E, commentando l’incontro, ha risposto per le rime, anche se a posteriori, al Coordinatore dell’Arpab. “Ho provato la sgradevole sensazione di trovarmi di fronte ad una mera operazione di marketing, tesa a migliorare la disastrata immagine dell’agenzia regionale per l’ambiente dopo la famigerata gestione Sigillito”, scrive a Stato. Peggio: “Più uno specchietto per le allodole che una reale volontà di confrontarsi con cittadini e associazioni”. Tutta un montatura, dunque? Parrebbe di sì. La strategia dell’Arpab è da rivergination. Una ricreazione imenea che, tuttavia, non si addice ad un uomo scaltro e scafato come Bove. Bolognetti lo sa, ne è conscio. Ma sa anche che lo scontro cruento, in questo momento, causerebbe più danni che benefici. In ogni caso, il suo onito è evidente: “Bove e soci, anziché perdersi in valutazioni politiche e in aggressioni a chi rivendica conoscenza e trasparenza, farebbero bene a limitarsi a parlare dei monitoraggi effettuati, di reagenti e dei monitoraggi che non ci sono stati”. Di più: “Da mesi chiediamo di accrescere il tasso di trasparenza dell’Agenzia e di mettere tutti i documenti inerenti la vicenda Fenice sul sito dell’Arpa Basilicata. Da mesi, ascoltiamo un monotono refrain: “occorre tempo”. E’ proprio così difficile – si chiede Bolognetti – caricare on-line i verbali delle conferenze di servizio, le analisi di rischio e i piani di caratterizzazione?” Risposta: “Francamente, risulta difficile crederlo”.

LAVELLO – Il tutto mentre, per le strade di Lavello, è apparso un camion, di quelli utilizzati per diffondere le pubblicità, con una gigantografia di un manifesto funebre. “Grazie Fenice. Dacci oggi il nostro cancro quotidiano”, la scritta. La manifestazione di dissenso, ispirata dal comitato Diritto alla Salute del centro del Vulture-melfese, ha fatto da cornice (e da prodromo) all’evento potentino.

L’AUDIO (grazie a Maurizio Bolognetti) – Incontro in Fenice. Bove: \”Spione\”

p.ferrante@statoquotidiano.it

FOCUS, GLI ARTICOLI DI STATO – 1. Fenice, un caso di (a)normale inquinamento (Stato Quotidiano, 16 maggio 2011)
2. Fenice, la verità di Bolognetti: “Ci uccidono in silenzio” (Stato Quotidiano, 27 maggio 2011)
3. Fenice, contro l’inceneritore si muove anche la Capitanata (Stato Quotidiano, 31 maggio 2011)

“Ci stanno uccidendo silenziosamente”. Parla Bolognetti

Foggia – MAURIZIO Bolognetti, Direzione Nazionale di Radicali Italiani, al telefono, è un fiume in piena: “Se presenti una denuncia per porre un freno al disastro ambientale e finisci per essere accusato di procurato allarme, significa che qualcosa non va come dovrebbe andare”. E, soprattutto, che in ballo ci sono una miriadi d’interessi. Sulla questione dell’inceneritore Fenice, di cui Stato Quotidiano si sta occupando, poi, ce ne sono di sfaccettati. Il Vulture melfese è ridotto ad un agglomerato di polveri sottili e metalli pesanti, gettati nell’aria, senza parsimonia, non solo dai 200 camini della Fiat, ma anche da quelli di Fenice. Impatto che diventa devastante se, in aggiunta, ci si aggiunge l’inquinamento della falda sottostante che finisce dritta dritta nell’Ofanto.

Non allusioni scortesi, ma dati di fatto, comprovati, sin dal 2006, da Arpa Basilicata, Crob di Rionero e dal Ministero della Salute (attraverso il rapporto Ispra 2009). L’esponente radicale (che sta per editare, per conto della Reality book, il testo “La peste italiana: il caso Lucania. Dossier sui veleni ambientali e politici che stanno uccidendo la Basilicata”) è uno dei più grandi conoscitori della situazione delle acque lucane. Dagli invasi del Pertusillo e di Camastra, fino, appunto, allo sversamento di sostanze tossiche nei fiumi. La questione di Fenice lo indigna con profondo disprezzo. Di quell’indignazione che non è aleatoria, ma si fonda sulle stime ed i dati. Quelli che ci sono e quelli che, per negligenza e per mistero cinico, non ci sono, scomparsi tra i fumi del tempo, inabissati nella fanghiglia tossica.

Partiamo dal marzo 2009, Bolognetti. Ovvero, da quando il caso Fenice deflagra come una bomba piena di chiodi…
.. e la Procura di Melfi, finalmente, apre un fascicolo. A proposito, quell’inchiesta non si sa a che punto sia giunta, quali sono le conclusioni. E’ finita a Potenza. Ma, anche lì, è nascosta. Tornando al marzo del 2009, alla pubblicazione dei primi dati Arpa. E’ curioso che si sia atteso tanto. Ormai è appurato che, sin da due anni prima, ovvero dal 2007, Vincenzo Sigillito, direttore dell’Arpa Basilicata, sapeva dell’inquinamento della falda. Sapeva lui, sapevano tutti nell’Ufficio. E non hanno pensato, guardi un po’ di avvertire il sindaco di Melfi che è la massima autorità in questi casi…

Scusi, vien da sé che sapeva anche la Regione Basilicata. E la Provincia di Potenza…
Gli unici a non sapere, si fidi, eravamo noi cittadini. Ci stavano uccidendo in silenzio, senza dirci nulla. Ha presente il gas metano, di cui non ti accorgi fintanto che le esalazioni non ti ammazzano? Ecco, esattamente in questo modo.

Sa di chi sono queste parole: “Già da marzo 2008 eravamo a conoscenza dei livelli preoccupanti di mercurio nella falda, ma non spettava al nostro ente lanciare l’allarme”?
Bruno Bove, coordinatore provinciale Arpab, pronunciate addirittura in televisione. Basterebbe questo, da solo, a chiudere la questione. Ma le aggiungo un altro elemento. Nel novembre di quello stesso anno, pur sapendo dell’azione deleteria di Fenice, come si deduce dalle affermazioni di uno dei maggiori responsabili di Arpa, il direttore Sigillito, ed una delegazione della società di gestione dell’inceneritore hanno tenuto un incontro pubblico. Durante quell’incontro, Sigillito, superiore di Bove disse che l’inceneritore di Melfi era, e cito, “una risorsa estremamente positiva”.

L'area della Fenice; in rosso, i pozzi di emungimento (googlemaps)

Una presa di posizione, insomma…
No, fa molto di più. In quell’occasione afferma che l’incontro serve per sancire un “rapporto di collaborazione” fra di loro. Insomma, un organo di controllo sa che il suo interlocutore sta uccidendo ciò che a lui spetterebbe monitorare e come risolve? Scendendo a patti.

Perché la politica ha lasciato fare?
Perché? Qui in Basilicata tutti sanno che Bove è uomo di fiducia dell’attuale Presidente del Consiglio Regionale, Vincenzo Folino, piddino di ferro. E poi, insieme alla Campania, la Basilicata è una delle realtà in cui la politica ha un’incidenza fortissima sulle scelte. Veicola tutto. Tutto passa per la politica. E’ tutto lottizzato, compreso l’Arpa, dove anche i cessi sono lottizzati.

Quindi, lei dice, ci sono delle coperture forti che non possono essere rimosse. E smascherare il pesce piccolo significherebbe la brutta figura, se non la il tracollo politico, del pesce grande…
Esatto. Il fatto è che la politica, e quando dico politica dico i partiti politici, devono entrare nell’ottica di abbandono delle lottizzazioni. Si fa un gran parlare delle grandi aziende pubbliche. Prenda la Rai. Ma anche gli Uffici, i presidi del territorio devono essere tolti dal controllo degli artigli della politica. Che si creino delle strutture nuove, che si possano arricchire con elementi forti e preparati che entrano con rigorose selezioni, curriculum alla mano.

Sa che vuol dire, si?
Certo, che bisognerebbe iniziare a depurare innanzitutto i vertici. Chi sceglie i controllori.

Converrà che, ad un certo punto, la politica s’arresta. Insomma, i controlli sanitari, le Asl, i medici? E’ attraverso il monitoraggio dell’incidenza dell’inceneritore che può essere fatto passare il messaggio. Ma le ultime stime, pure molto negative, riguardano solo i tumori e sono datate 2006. Fonte: Crob di Rionero. Non crede ci sia un ritardo?
Io ho una mia opinione personale. Alle storie del Crob ci credo fino ad un certo punto. Anche lì ci sono interessi specifici. Altrimenti perchè non sono stati più diffusi altri dati? Piuttosto sento parlare medici di base, medici di famiglia normalissimi, che vivono ogni giorno a contatto con la gente. Non mi serve il Crob o l’Asb per sapere quello che loro mi dicono in continuazione. Ovvero, che la gente si sta ammalando. La gente del Vulture sta morendo. Popolazioni intere contraggono tumori ma non solo. la contaminazione dei metalli pesanti porta ripercussioni a livello cardio vascolare, infiammazioni degli organi, allergie. Mi chiedo: ma la Fenice, l’Arpa, la Provincia, la Procura di Melfi e quella di Potenza, la politica, queste cose le sanno? E se le sanno, come le sanno, non gl’interessa nulla?

Ci sono comitati di cittadini molto attivi. Non crede che potrebbero, ad esempio, fare una sottoscrizione popolare per finanziare un’analisi delle acque dell’Ofanto, della terra, dell’aria? Basterebbe poco.
Potrebbe essere una strada percorribile. Ma, ripeto, spetta al pubblico monitorare, non solo ai cittadini.

C’è chi parla di contaminazione dei prodotti. L’acque dell’Ofanto irriga campi di tre regioni e diverse province di queste tre regioni. Ma nessuno vuole parlare…
Ma perché c’è una cappa asfissiante. Io non so che cosa si celi esattamente dietro il concetto di mafia. Quel che so, però, è che qui, in Basilicata, dal Vulture alla Val D’Agri, c’è. Trovare gente che si vuole esporre in prima persona, rischiando anche di mandare a monte i sacrifici di una vita, non è facile. Vigono le dinamiche di paese. C’è tanta ammuina (rumorosità, ndr) virtuale. Dietro le tastiere tutti si sentono forti ed urlano indignazione. Poi, tranne quei pochi veramente attivi, c’è ben poco.

Ma le associazioni di categoria? La Cia dovrebbe…
La Cia? Macché

Fenice guadagna sull’immondizia. In Basilicata fa guadagno anche sulla loro pelle…
Certo. Pensi, nel primo trimestre 2011 Edf ha fatturato 19 miliardi di euro. Parliamo di miliardi, una montagna di soldi. Nessuno, ad esempio, si è mai chiesto come mai, un giocattolo così costoso, sia stato dato in gestione ad una srl (Fenice srl, ndr) che, come capitale sociale, non ha che 50 mila euro.

Per rischiare meno?
No, per rischiare zero

Che cosa chiede Bolognetti?
Non lo chiede solo Bolognetti, ma la collettività: bisogna rendere pubbliche tutte le informazioni possibili. In maniera precisa e puntuale, affidando i controlli ad un organo di vera garanzia. Quelle sull’immondizia. E’ giusto o non è giusto che il cittadino sappia che fine faccia la sua raccolta differenziata? E’ giusto o non è giusto che il cittadino sappia dove e come venga smaltito il suo R.S.U e come i rifiuti speciali? E poi le informazioni ambientali. La falda è inquinata. perché? Di chi è la responsabilità? Chi non ha controllato? Tutto. Serve una battaglia di trasparenza.

I rifiuti di fenice, per anni, hanno bruciato più del consentito…
Si, è vero. E, dopo averlo fatto, hanno chiesto l’ampliamento della capacità di uno dei due forni a loro disposizione. Il risultato è che abbiamo un tasso di mercurio nelle acque 140 volte superiore rispetto al consentito.

Ma non è tardi per muoversi?
In verità le dico che sì, forse molto è stato compromesso irrimediabilmente: la salute dell’ambiente e delle persone di certo.

FOCUS – L’inchiesta di Stato

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