General strike, credevamo di aver toccato il fondo. E invece…

Diciamocelo: mediaticamente Genova ci ha abituati alla crudeltà della figurazione. Il pulp della manifestazione che sfocia in mazzate, il ‘tarantinismo’ delle botte con annessi termosifoni sudici di sangue e dreadlock macchiati di rosso, il percussionismo dei manganelli che bacchettano sugli scudi.
Diciamocelo: credevamo di avere il pelo sullo stomaco, di esserci trasformati nella generazione dell’immunità al dolore. Una sorta di medici della rianimazione: freddi, crudi, impassibili. Credevamo che i tonfa non avessero più il potere di scandalizzarci. Come indiani al fronte, certi che i proiettili sbattessero contro la corazza eretta attorno a noi da un Manitù comunista.
Diciamocelo: tutto il rancore accumulato non ci ha precluso la possibilità di aprire una linea di credito ad alcuni settori delle forze dell’ordine. Ci sono volute immagini come quelle di oggi, le manganellate in faccia ai ragazzini, i calci e i pugni rifilati agli studenti, l’odiosa boria dei giornali di regime che continuano a farci credere che i buoni garanti della democrazia statale sono quelli che hanno avuto la peggio.
Diciamocelo: se l’immagine del ‘general strike’, lo sciopero generale europeo, diventa questa, il volto di un bambino di 10 anni rigato di sangue, allora possiamo realmente dire che è tramontata l’era dello stato di diritto. Possiamo dire che i corpi scelti per sedare gli spiriti dei cittadini in lotta, sono gli stessi di sessant’anni fa, rimasugli raccolti sul fondo delle pattumiere fasciste, spazzatura da anni sessanta e settanta, figliacci brutti non della fame, ma della sete di onnipotenza.
Diciamocelo, perché se no ce lo diciamo rischiamo di raccontarci soltanto delle belle fiabe: le Costituzioni, le Carte, gli Accordi, le Dichiarazioni sono soltanto carta straccia. In Grecia, in Spagna, in Portogallo, in Italia siamo nelle mani di strutture di potere che detengono il controllo dei governi servendosi della forza e della violenza. Nel nome della necessità, del senso del dovere, nel nome dell’economia di mercato, stanno gettando al macero decenni di conquiste civili e democratiche. Dunque, tramutando i nostri sistemi in marciume incivile ed antidemocratico.
Diciamocelo: chi dice l’opposto o è in malafede o è un banchiere. O, al massimo, gode a veder picchiare i bambini.

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