Il comunicato stampa del Comitato contro inceneritori Foggia su questione Fenice

La pubblicazione dei rilevamenti sui pozzi di emungimento dell’Inceneritore Fenice è l’ennesima dimostrazione di come un sistema criminale continui a pendere, come una spada di Damocle, sulle teste di migliaia di cittadini, con il beneplacito della politica.
Ci saremmo volontariamente risparmiati questo nuovo sfregio alla decenza pubblica. Venire a conoscenza di quanto, già da mesi, andiamo sostenendo in accordo con il Comitato per la Salute di Lavello, i Radicali Lucani di Maurizio Bolognetti, l’associazione ambientalista Ola e il Comitato contro gli inceneritori di Capitanata, è solo un passo in più di un processo di verità che, giorno dopo giorno, squarcia il velo di morte che Edf, con la complicità di Arpa, Provincia di Potenza, Regione Basilicata e Procura di Melfi prima e Potenza poi, hanno alzato. Un velo inspessito dalla mollezza, addirittura dall’ignoranza delle amministrazioni della Capitanata e della Puglia tutta. A seguito delle nostre richieste d’incontro con tutte le autorità pugliesi e daune, siamo stati ricevuti soltanto dall’Assessore alla Sanità della Regione Puglia, Tommaso Fiore. Silenzio assoluto, al contrario, ci è stato opposto dalla Provincia di Foggia (dove, d’altronde, restano imbarazzanti le contraddizioni dell’amministrazione, in loco contraria a tutti i processi di annessione del territorio, a Roma incastonati nei favori della Prestigiacomo) e dalla neonata sesta provincia. E allora ci chiediamo: dov’è il Presidente-barra-parlamentare Antonio Pepe? E dove l’Assessore-barra-Commissario del parco del Gargano Stefano Pecorella?
Dunque, Pulcinella ha detto: l’inceneritore è cattivo e sporco. E sta inquinando dal 2002. Praticamente, da quando è entrato in funzione. Da nove anni, in maniera ininterrotta, i fumi si spargono sulle terre, contaminano i campi, infettano i cibi, s’insinuano nella pelle. Fenice sversa nella falda nichel, cromo, mercurio, piombo, cadmio, arsenico, trialina. L’odore acre e grigio della morte si è sparso sul Vulture. È lui, l’impianto, il nuovo, vero e pericoloso vulcano. Che agisce silenzioso a pochi passi da una fabbrica di pasta, a un tiro di schioppo da fonti, ruscelli e un fiume, l’Ofanto, che bagna tre regioni. E, questo, in barba ad ogni referendum. Basta un’opportunità di guadagnano, per giunta banditesca, per mortificare il voto di 27 milioni di persone che hanno, lo scorso giugno, decretato che l’acqua non è in vendita, che è di tutti e tutti hanno il diritto ad accedervi. Evidentemente, vista l’assenza dei Comitati per l’Acqua pugliese e lucano, e, più nello specifico, di quello delle province di Foggia e di Potenza, qualcuno deve aver interpretato il referendum come una semplice occasione di festa, buona per sfoghi ludici piuttosto che come snodo cruciale di una battaglia che è solo agli albori.
Bolognetti ha parlato dei cittadini lucani come di “carne da macello”. Noi ci spingiamo più in là. I cittadini del Vulture sono carne già macellata ed abbandonata a marcire al sole tra verdura incenerita e frutta malata. Inutile ricordare, lo fanno abbondamentemente gli amici di Lavello, che tre malati su cinque ricoverati presso il Crob di Rionero in Vulture, sono proprio del centro lavellese. Ben venga allora la Commissione d’Inchiesta proposta dal Presidente della Regione Vito De Filippo. Ma chiediamo al Presidente un atto d’umiltà. Si presenti non come interrogatore di quella commissione, ma come interrogato. Spieghi ai cittadini del Vulture e, indirettamente, a quelli del barese e del foggiano, chi e perché ha deciso di occultare i dati. Chi ha deliberato la fine agricola di una terra che non ha altre vocazioni. E come mai un’Agenzia Regionale, a Potenza diretta da Bruno Bove, uomo vicinissimo al Partito Democratico, abbia volontariamente e deliberatamente deciso di non rivelare cinque anni di attività mortifera e criminale. Dica quali provvedimenti intende prendere per sanzionare Fenice. E quali contro chi non ha fatto nulla acché emergessero queste magagne. Si costituisca parte civile nel fascicolo aperto in Procura, il Presidente. Chieda conto di che fine abbia fatto il procedimento, traslato da Melfi a Potenza nell’indifferenza generale. E, finalmente, dopo un decennio di ignava presenza, incominci ad amministrare un corpo di cittadini e non un covo di interessi.
Troviamo inoltre patetico il tentativo del presidente della Provincia di Potenza, Piero Lacorazza e del suo assessore all’Ambiente, Massimo Macchia, di scaricare le proprie responsabilità occultandole dietro un dito di scusanti. Ricordino perché sono lì e ringrazino ogni giorno il cielo di avere nelle potenzialità dell’agire una missione da compiere, non un semplice lavoro di disbrigo pratiche. I fumi di Fenice non chiedono permessi. Dunque, non troveranno risposta nelle carte. Ecco perché anche noi chiediamo l’immediata chiusura dell’impianto Edf, un tavolo interregionale di confronto per affrontare, una volta per tutti, la questione della chiusura del ciclo dei rifiuti.

COMITATO CONTRO INCENERITORI DI FOGGIA
RIFONDAZIONE COMUNISTA FOGGIA
VERDE AMBIENTE E SOCIETA’ FOGGIA
LEGAMBIENTE CIRCOLO GAIA FOGGIA

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