Galano Rai version: “Sono una canaglia”

Roberto galano sul set de "Il generale dei Briganti" (ph: Frankie Nikzad)

Foggia – SUL SET gli hanno tagliato i capelli. “Per farmi sembrare più carogna e più borghese”. Tuttavia a Roberto Galano, unico dauno con ruolo all’interno del cast de “Il generale dei briganti”, direttore artistico del Teatro dei Limoni, l’aria da galoppino proprio non s’addice. La sua estetica scombinata e disordinata del quotidiano è un modus cogitandi. L’ammissione di una diversità pensante. Per lui, questo in Rai, è certo un picco di carriera. Nove pose fra Venosa, Vieste e, forse, Roma. Non la prima apparizione, certo. Perché sebbene l’equino che il Galano ami cavalcare sia quello del teatro sperimentale (il successo della sua creatura foggiana è fuor d’ogni discussione), ha già potuto rodare il chilometraggio attoriale nella mamma di tutte le tv. Anni addietro, con il Teatro dei Limoni, partecipò a “Ombre sul giallo”. Tele, ma anche grande schermo. Galano è comparso in “Nemmeno in un sogno” (regia di Gianluca Greco) e “Le sette note del diavolo” (del foggiano Marco Tornese e purtuttavia diffuso soltanto al di fuori dei confini nazionali). Ma, stavolta, con “Il generale dei briganti”, in onda sugli schermi Rai a novembre in prima serata (protagonista, Daniele Liotti. Nel cast: Christiane Filangieri, Danilo Brugia, David Coco, Raffaella Rea, Manrico Gammarota, Massimo D’Apporto per la regia di Paolo Poeti), il battage è assicurato. La produzione è di quelle che muove soldi e spettatori.

Galano, lei a fare le fiction non ce lo vediamo proprio…
E lei crede che se mi avessero inserito in una produzione di quelle sdolcinate o di basso tenore io avrei accettato?
No?
No, tutt’altro. Anzi, le racconterò un aneddoto. Quando fui chiamato dalla produzione de “Il generale dei briganti” per il ruolo di Luigi, capo deli bravi del conte Guarino, rifiutai. Rifiutai perché mi era stato detto che si trattava di una figurazione. Insomma, una figura insulsa. Per me il teatro, il cinema, la recitazione è crescita, maturazione, azione. Che cosa mi avrebbe dato di più un ruolo muto?
Quando si dice non solo per la gloria…
Io quello che volevo ce l’ho. Ho un teatro magnifico con una squadra impeccabile. Un team con il quale stiamo affrontando, giorno per giorno, una sfida ben più difficile di quella che si possa immaginare. La scorsa stagione ha portato in teatro nientemeno che 1590 spettatori paganti. Cui, se aggiungiamo accrediti e gratuiti, superiamo quota 1600. E non di poco. Stiamo trasformando il pubblico in uditorio, innalzando la fidelizzazione. E’ questa, soprattutto, la mia sfida.
Com’è confrontarsi con nomi di discreto carotaggio?
Il clima sul set è buono. Devo dire che immaginavo conflitti, nervosismo, qualche inimicizia. Ed invece, grazie alla bravura del regista, il morale è sempre alto e i momento di nervosismo si riducono al lumicino. Poeti riesce a canalizzare la tensione in spinta propulsiva a far meglio. A guadagnarne è stato tutto il set. Che sia una capitano di lungo corso aiuta. D’altronde è anche vero che mancano le fastidiose primedonne, quelle che tentano sempre di risultare migliori ad ogni costo.
Lei, in particolare, lavora gomito a gomito con Massimo D’Apporto, il conte Guarino…
… una persona di una simpatia e di un’umiltà incredibile. T’immagini un solone, ed invece gioca, scherza, è prodigo di consigli senza comunque appesantire con il trionfalismo.
Eppure è cattivo. Lui ed anche lei…
Puro godimento. Per un attore, e soprattutto per un attore di teatro, la figura del personaggio cattivo, il bastardo, è sempre più stimolante. Ti aiuta a capire molte sfumature del carattere umano. Senza contare il fatto che il cattivo è sempre immune rispetto all’artefazione della bontà a tutti i costi. Poi, io sono proprio un campione in negativo, una canaglia. Rappresento il cattivo classico, venduto al potere del più forte. Luigi non si fa scrupolo di compiere anche le azioni più abiette e riprorevoli. E’ un esecutore degli ordini altrui. E’ il braccio armato della perfidia. Ed anche quando sa che ciò che sta per compiere è eticamente sbagliato, lo fa comunque: perseguita i briganti, rapisce il padre di Crocco…
Adesso è il momento della consacrazione, Galano? Che si attende?
N, riamaniamo con i piedi per terra. In questo momento quel che mi importa sapere è se, poi, ciò avrà delle ricadute, in positivo, sul teatro. Lo spettatore medio è attratto da questa luminescenza. Averla proprio adesso, nel momento di fermo della stagione, è un fattore positivo in quanto serve a tener viva l’attenzione dei foggiano sulla compagnia. Sperando in una stagione col botto.
La decima…
La decima. E che Dio ce la mandi buona.

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