Red, vecchio tizzone d’inferno!

Mentre Pisapia negli anni ’70 veniva accusato di “rubare furgoni”cosa faceva Gabriele Ansaloni /Red Ronnie, ora consulente musicale e d’immagine della Moratti? Era a Bologna, che faceva la cronaca degli scontri di piazza per Radio Alice dalle barricate, con una evidente partecipazione per i dimostranti… (leggi tutto – guarda il video)

Red Ronnie, al secolo Gabriele Ansaloni, l’uomo di Bandiera Gialla e del Roxy Bar che è diventato consigliere e consulente di Letizia Moratti, da qualche giorno è al centro di un cortocircuito mediatico che passa sotto il nome di “effetto Pisapia”, con la sua pagina facebook presa d’assalto e lui che parla di “violenza mediatica”. Ma cos’è successo per scatenare tanta agitazione?

Dopo l’entrata a gamba tesa della Moratti, a Sky, con la falsa accusa raccontata a tempo scaduto sulla condanna di Pisapia – negli anni ’70 – per un furto d’auto commesso al fine di organizzare il pestaggio di un avversario politico, mercoledì scorso Red Ronniesulla sua pagina FB scriveva queste parole: “Primo esempio del vento che sta cambiando a Milano: cancellato LiveMi di sabato 21 maggio, in Galleria del Corso. Era l’inizio di LiveMi 2011 (che se vincerà Pisapia sarà cancellato dai progetti del Comune). Dava spazio a gruppi e artisti emergenti che potevano esibirsi con brani propri. In compenso Pisapia sta pensando a un megaconcerto con Jovanotti, Ligabue e Irene Grandi. Per dare voce a chi non ce l’ha.”

Insomma, incolpare dell’annullamento del concerto organizzato da Red per la giunta Moratti uno che non è ancora sindaco è il massimo…
Ebbene, tornando a noi, mentre ormai tutti sanno che il Pisapia“estremista/terrorista” che negli anni ’70 “rubava furgoni per organizzare pestaggi” è una colossale calunnia (Pisapia è stato assolto da quella falsa accusa con formula piena… ), pochi sanno invece cosa combinava il nostro Gabriele Ansaloni, non ancora Red Ronnie, nel ’77 a Bologna.

Ebbene, il giovane Ansaloni, DJ delle prime radio libere bolognesi, era un improvvisato ancorché entusiasta cronista degli scontri di piazza a Bologna del marzo 1977, avvenuti a seguito dell’uccisione dello studente Francesco Lorusso.
Nella registrazione che vi rproponiamo, corredata da immagini d’epoca, il Red racconta a Radio Alice gli scontri di piazza dal balcone della casa del suo amico Bonvi, il fumettista creatore delle“Sturmtruppen”, e lo fa con un’evidente simpatia per i manifestanti.
La perla, in questa registrazione, è quando Gabriele Ansaloni/Red Ronnie dice che il popolo sta cambiando opinione: “mentre ieri diceva basta con questi estremisti che sfacsciano le vetrine adesso dice basta con questa polizia che ci sta rompendo le palle..” Poi se la prende con le provocazioni fasciste e con una vecchietta che occupa il telefono della radio (sarà mica stata la nonna della Moratti?)

Impagabile Red, hai visto come si cambia in trent’anni? Cosa ti hanno fatto a San Patrignano?… A noi piace ricordarti così,cronista sulle barricate, altro che quei video melensi che fai andando in giro con la Moratti. Provaci ancora Red!

LINK: http://radio.rcdc.it/archives/provaci-ancora-red-79593/

Autobiografia inconsapevole

Senza Raymond Chandler, oggi, la letteratura avrebbe un grosso buco. Una lacuna indiscutibile proprio nel centro della parola “giallo”. Lui che questa parola l’ha rivoltata come una tasca stracolma di ciarpame, epurandola e liberandola dai fronzoli inutili e cucendovi attorno, a foderarla, un impenetrabile strato di colore multiforme. Tale e tanta da sfociare nella sovrabbondanza noir e pulp. Con il pulp, Chandler ha iniziato. Nel pulp Chandler si è specchiato. Ben prima di approdare all’universo Marlowe.

Per leggere Chandler è necessario conoscere Chandler. Non necessariamente averne contezza bibliografica. Piuttosto, trattarlo come un amico, un conoscente, un buon vicino. Sapere del suo odio per lo schematismo e per le convenzioni, accertarsi dei vezzi e dei vizi, scrutare senza remore nei suoi amori travagliati e nell’ammirazione passionale per i gatti.

Ecco perché il lavoro di raccolta di Dorothy Gardiner e Kathrine Sorley Walker acquisisce un valore postumo immane. Le frasi estrapolate dalle lettere private dello scrittore, parole espulse a calci in culo dall’angoscia, buttafuori nerboruta che staziona alla soglia dell’anima, come fossero ospiti indesiderati e quasi sgraditi, sono indicatori inequivocabili della complessità di Chandler. Satirico, spietato, caustico, mortificante, lucido, freddo, calcolatore, innamorato, disperato: nel mondo del quotidiano Chandler è tutto questo. Un mondo amalgamato con feste, successo e convenzione, ma anche composto con malattie miste al dolore e condito di un suicidio non riuscito di cui lui stesso si burla definendolo “un patetico spettacolino da due soldi”.

Tradurre l’intimità è difficile, ma possibile; lo dimostra, con “Parola di Chandler”, edito da Coconino Press (parente della Fandango) Sandro Veronesi; testo riportato alla luce dopo oltre 30 anni di assenza dai cataloghi italiani. Nasce così un mattoncino di verità umana, un esempio di realtà nuda e cruda. 350 pagine di riflessioni e saggi, inediti e lettere. 350 pagine che, come in un orologio appeso al muro dell’esistenza, ticchettano sentimenti, battono lacrime, segnano esperienze. Pagine che ci dicono che non esiste un solo Chandler e che, nel contempo, ogni uomo è uomo come tanti, come tutti. E’ uomo con la sua umana debolezza e con la sua forza rude ed a volte solo inscenata per la collettività.

Nella vita di Chandler e nella scrittura epistolare di Chandler c’è uno spartitraffico: un evento che lo segna, lo distrugge, lo crepa come cemento ancora troppo fresco per apporvi un chiodo. E’ la morte della moglie Cissy Pascal. da quel momento, chicchessia il destinatario del suo scrivere, Chandler lo inchioda ad una dolcezza nostalgica e quasi ossessiva, per anni segretamente covata. Arde il fuoco dell’urlo di dolore, s’infiamma nella morte la vita. E, come ogni fuoco, anche quello di Chandler è sottoposto ai venti. Il primo, quello della depressione che, come detto, appena due mesi dopo il lutto, lo indurrà a puntarsi una pistola contro. Eppure Raymond è un pupillo della beffa. Di lui si serve per svilire e strombazzare cinismo. A lui riserva il giochino stridente del fallimento. Commenterà un suo amico: “il più fallimentare tentativo di suicidio di tutti i tempi”.

Ma la scrittura gli resta attaccata indosso come un vestito inzuppato di colla vinilica e sudore acido. Chandler la intende come sfogo e come mestiere. Ma, soprattutto, come elemento di contraddistinzione; come rottura della banalità scribacchina, come strumento di maturazione, di perfezionamento, come una consequenzialità logica, raziocinante e rotolante, nulla abbandonato al caso. L’opposto della sua esistenza, insomma. Di quella sconvolgente e preziosa vita indolenzita ma senza la quale, oggi, saremmo inconsapevolmente più poveri.
Raymond Chandler-Sandro Veronesi-Igort, “Parola di Chandler”, Coconino 2011
Giudizio: 3 / 5 – Antologia

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