I consigli del Cale al Cav


Amava ricordare di Calearo, Fausto Bertinotti, un epigramma un po’ bislacco. Ai tempi del rinnovo del contratto dei metalmeccanici, prima ancora di Sergio Marchionne e degli agnellini dell’avvocato dalla faccia pulita e dalla coscienza sporca (ed il naso imbiancato di uno strano zucchero a velo), il padre padrone dell’industria che porta il suo nome (già da qui si sarebbe dovuto intuire che delle due l’una: o con Vendola o con Berlusconi, mai con il pd…) si trastullava con questi ragionamenti d’Arcadia veneta: “Questo sarà l’ultimo contratto”. Una sciagurata Cassandra, Massimino il distruttore.

Chissà per chi l’avrà scambiato Uolter Veltroni quando, nel 2008, gli ha chiesto di candidarsi. Chercez le femme. D’altronde Uolter è uno che, in quanto a lungimiranza politica, replica con gaudio sommo le movenze d’un tricheco impantanato nelle sabbie del deserto del Gobi. Avesse vinto il centrosinistra, il suo centrosinistra tutto centro e niente sinistra che, a confronto, Alemanno sembra la buonanima di Pietro Secchia, questo affarista in Piaggio ce lo saremmo ritrovati anche a capo di chissà quale Ministero. A succhiare avidamente dalle odiatissime casse romane denaro da pompare verso il privato (salvifica panacea, cura disinfettante, lenitrice d’ogni dolore, amplesso d’amore e speranza di futuro).

Ma per Dio! Ogni tanto la storia sa essere anche giusta dispensatrice d’onestà. Ed il buon Massimino, vagamente replicante estetico di Diego Della Valle, ma con tanto di prominenza panzuta e tosta d’affarista da bar e ristorantini niente male, si è autopromosso a consigliere personale di Silvio Berlusconi in materia industriale. Da oggi, con il suo grado di produttività, i pali della lap dance saranno quattro invece che tre per un bunga-bunga-bunga-bunga che significa incremento produttivo del 100% della puttanaggine governativa. Più Carfagna per tutti e meno fascisti, troppo noiosi e compiti, con quel capello corto e poco unto. E se la buona Mara si sposa, mettendo in frenesia tutti i negozi della vajassica città di De Luca, che non attende altro che di sapere dove la ministra più pompinara di tutte andrà a comprare l’abitino bianco (dando più l’impressione da mignotta da film porno fetish che non da mogliettina tutta Dio Patria e Famiglia – d’altronde la love story estemporanea con uno che di cognome fa Bocchino spiega da sola le preferenze e le abilità politiche dell’ex soubrette campana), giè IL CALE è pronto a mettere in campo un sistema produttivo a ripetizione di cloni su due ruote con ampia gamma di abilità per soddisfare, con un solo pagamento (occasione ghiotta per il cav per tirare la chinghia, altrimenti che cosa dovrebbe farsene lui, che si pulisce il culo con le 100 euro, di un consulente in materia affaristica?!?), tutte le recondite fantasie di giornalisti maniaci, ministri pervertiti, medici palpeggiatori e presidenti porconi.

Uolter di tutto questo non aveva bisogno. Le sconfitte della sinistra, piuttosto, esigono un buon contabile. Si premuri di affittarne uno. O se lo faccia costruire dall’amico Calearo

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