Liberatelo


Hanno rapito Vittorio Arrigoni. La notizia, come sempre, viaggia attraverso la rete. E lascia basiti. Ufficialmente, infatti, a rapire il giornalista italiano, ex collaboratore de il manifesto, curatore di un attivissimo blog, da tre anni stabilmente residente nella Striscia di Gaza, vicinissimo alle posizioni di Hamas e critico nei confronti delle strategie criminali dell’esercito israeliano, sarebbe stato il “Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento”, ‘Brigata Mohammed Bin Moslama’. Gruppo la cui esistenza, sino ad oggi, non era mai stata significativamente associata ai agli eventi palestinesi.

I salafiti. Si tratta di estremisti islamici, una costola ribelle di Hamas, che guardano con favore ad Al Qaeda e vorrebbero fare della Striscia di Gaza un emirato islamico in cui applicare la Sharia. tanto che, nel video diffuso su youtube, manifestano più d’una volta, la volontà di liberare l’ostaggio italiano dietro applicazione della legge Santa. I salafiti sono inoltre i responsabili dell’assassinio del presidente egiziano Anwar Sadat nel 1981 e sempre il GSPC fu il maggior gruppo ribelle che durante la guerra civile algerina combatté per ribaltare il governo algerino ed istituirvi uno Stato islamico. Leader dell’organizzazione è l’ex ufficiale della Guardia repubblicana egiziana Aboud Zomor, arrestato nel 1981 proprio per l’omicidio di Sadat, condannato a 20 anni di reclusione (diventati 30 con le cosiddette “leggi d’emergenza”) e liberato poche settimane fa in seguito alla deposizione di Mubarak.

Il video. Nel video diffuso dal GSPC, Vittorio appare visibilmente provato. Maglia nera, barba incolta, sangue copioso che gli scorre in faccia. Ha evidentemente subito una serie di percosse. E’ bendato ed ha le mani legate dietro la schiena. C’è qualcuno che lo riprende. Forse, lo stesso che gli tiene la testa per i capelli, in maniera evidentemente intimidatoria. In sovrimpressione, scritte in arabo. In sottofondo, una musica insistente ed inquietante. Scorrono le richieste dei rapitori. Che suonano di ultimatum: trenta ore a partire dalle 11 locali, le 10 in Italia. Se, a quel momento (le 16 di domani) Hamas, che regge il governo nella Striscia a seguito delle elezioni del 2007, non avrà liberato alcuni prigionieri salafiti, l’ostaggio sarà giustiziato.

Nelle scritte in arabo che compaiono sul video del rapimento di Vittorio Arrigoni e attribuite al gruppo salafita ci sono accuse contro l’Italia e contro Hamas. Stando a una libera traduzione fatta da Repubblica, i rapitori accusano Arrigoni di diffondere “i vizi occidentali”, il governo italiano di combattere contro i paesi musulmani e il governo del premier Ismail Haniyeh di lottare contro la Sharia (la legge religiosa musulmana). Nel video, il cooperante italiano viene descritto come “uno che entra nella nostra casa portandoci la corruzione morale” e dietro il quale c’è uno “staterello, l’Italia, infedele, il cui esercito è presente ancora nel mondo islamico”. I rapitori si rivolgono poi al “governo apostata” di Islam Haniyeh chiedendogli di liberare “tutti i detenuti salafiti” che si trovano nelle carceri di Hamas nella Striscia di Gaza. (fonte ultimo capoverso, Repubblica).

Strano che, fra i tanti scribacchini americani e debosciati europei, i gruppi palestinesi, per quanto comunque in aperto conflitto con il governo di Hamas, abbiano scelto proprio il più vicino dei protagonisti dell’informazione. Vittorio, che ormai si dedica prevalentemente al suo blog personale, da cui diffonde quotidianamente filmati significativi e pezzi d’accusa durissimi contro il governo israeliano, è l’unico che abbia a cuore le sorti degli abitanti della Striscia. A punto tale che, nel 2009, un sito sionista, dietro lauto pagamento dello zio Sam scatenò un’autentica caccia al cooperante. Tre i nomi indicati: Vittorio Arrigoni, Jenny Linnel ed Ewa Jasiewicz. Dei tre, il nostro era additato come il nemico numero uno da eliminare fisicamente.

Tra l’altro, nel 2008 – 2009, vale a dire nel pieno dell’Operazione Piombo Fuso, in cui l’esercito di Re Davide sterminò impunemente 1300 palestinesi (e sono cifre parziali. La verità non salirà mai a galla), Vittorio fu l’unico, insieme con Michele Giorgio, a corrispondere in loco l’effettività degli avvenimenti. Ovvero, non già una umanitaria guerra al terrore, bensì una immane ed insensata azione di sterminio sistematico, di pulizia etnica. Quelle corrispondenze sono anche diventate un libro, RESTIAMO UMANI, tradotto anche in spagnolo, inglese e tedesco.

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E sono cinque…



E sono cinque. Cinque morti dal’inizio dell’anno per mano di armi da fuoco. A cadere in un agguato, questa sera attorno alle 21.30, Claudio Soccio, 20 anni, operaio del verde pubblico, raggiunto con colpi di armi da fuoco in Via Lucera, dove abitava con la madre. Il giovane aveva dei piccoli precedenti penali per reati contro il patrimonio.

Secondo una prima ricostruzione, il ragazzo era alla guida della sua automobile quando è stato affiancato dai killer e colpito da una prima raffica di proiettili. Raffica bissata quando Soccio è sceso dall’auto per provare a sfuggire alla morte. Cosa che, purtroppo, non è stata. Non è il primo omicidio all’interno della famiglia. Il fratello di Claudio, Leonardo, è stato ammazzato, con modalità del tutto simili, 8 anni fa.

Per il momento, gli inquirenti non hanno ulteriori informazioni. Nessuno, infatti, sembra aver udito nulla, malgrado l’orario.

Tragiche le scene in Via Lucera. Sotto il corpo crivellato di colpi dagli assassini, e coperto da un modesto lenzuolo blu, l’asfalto pieno di sangue. Sul molto, tante macchine ed un centinaio di curiosi assiepati dietro le transenne. Sconvolgente la scena della madre che, straziata dal dolore, urla al cielo per la morte violenta del figlio, il secondo, perso nell’arco di meno di due lustri per le stesse becere cause.

Maurizio Crozza 8 – Ballarò, 12 aprile 2011

Nel paese dell’Assurdistan

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