SeL buongiorno si vede dal congresso…

Aspettando il sole. Il primo congresso di SeL Foggia aveva questo titolo. Il sole è stata l’unica promessa mantenuta. Vero, perchè tutti i propositi di celebrare i funerali della vecchia politica, di suonare i requiem delle vecchie consorterie sono sostanzialmente falliti.

Pierluigi Del Carmine è stato eletto coordinatore cittadino di otto circoli cittadini a marchio vendoliano. In settimana, Beppe Di Brisco lo aveva, senza andare troppo per il sottile, invitato alla riflessione. Gestire un partito, era il ragionamento, non è un hobby o un dibattito al Bar. Giusto. Tanto più che SeL, in questo specifico momento, avrebbe bisogno di un segretario, non di un Pr. Di una persona capace di gestire le anime interne. Se necessario, di fare pulizia, riconducendo SeL sui binari giusti. Si è all’esordio ancora. E le scelte che si fanno adesso si proietteranno ineluttabilmente nel futuro. Quindi, la forma che il partito assumerà ora, sarà quella pressappoco definitiva. Ecco perchè serve un’ammissione di onestà, un trionfo di pulizia. E questo è un giudizio politico.

A voler essere sinceri, la permanenza ai vertici di gente come Rizzi e Cannerozzi, l’intrusione di “figuri” (mi permetto di mutuare questo termine da una discussione che anima il web) alla Lomele, non induce a pensare positivo. In un contesto normale, non berlusconizzato tanto a destra quanto a sinistra, li si dovrebbe veder correre in preda al terrore inseguiti da una folla inferocita armata di torce e forconi per tutta la provincia di Foggia. Chissà passi, di fronte al timore, l’appannamento della ragione attuale. Dicono che Lomele sia una ricchezza. E dicono che Laricchiuta è qualcosa di meno che un fallito. E’ incredibile la loro capacità di perdere il contatto con la verità. Vi immaginate, chessò, nel Pd Bersani martellare la Finocchiaro per difendere Paolo Campo?

Perché tiro in ballo il Pd? Ma perché l’appetito vien mangiando. Tesseramento. In occasione del congresso consumato nel 2009 – quello della dicotomia Bersani-Franceschini e Blasi-Emiliano-Minervini – uno scagnozzo un pò cresciuto di Paolo Campo, pur non necessitando alla mozione ulteriori numeri ed in barba ad ogni regolamento interno che, in breve, scandiva la norma “una testa, una tessera” (gentilmente fatto rispettare per le mozioni Marino e Franceschini di Capitanata), pose sul tavolo dell’allora federazione provinciale di Via Lecce un pacchetto di 300 tagliandi. Questo, nell’ultimo secondo utile del tesseramento. Bene, le differenze sono ben poche con l’attuale vertice di SeL.

Ma c’è da sfatare un dato. E si, perché, quanto a maneggiamenti, i piddini non sono secondi a nessuno. I tesserati SeL 2010, per bocca dello stesso Lomele, non sono 650 ma poco più di 420. Quel che resta, però, è un metodo dal sapore antico ed insieme beffardo, creato sul consenso di una maggioranza creata ad hoc, artefatta. Molto simile, per intenderci, alla compravendita dei parlamentari in atto sull’asse Pdl-Fli-Udeur-IdV. Insomma, la malafede è cosa provata e riprovata. Non basteranno atteggiamenti carichi di pathos e di sentimento, scimmiottamenti di discorsi emozionati a convincermi del contrario.

Ci sono sole tre ragioni in cui è ammissibile credere l’inverso:

1. Se privi di sogni e speranze.

2. Se ignoranti – “nel senso che ignori”, cit. -. Ovvero, se non a conoscenza dei precedenti di cotanti uomini

3. Se interessati al cadreghino miserrimo e momentaneo.

Nel primo caso, le giustificazioni sono così tante e motivate da indurre al perdono. Ovviamente, e non potrebbe essere altrimenti nel magico mondo di SeL Foggia, non solo i sogni e le speranze non esistono. Ma, anche quando le si brandisce, lo si fa con il solo intento di procurarsi una decina di minuti di arrogante notorietà, un momentaneo affacciamento alla finestra dell’emulazione vendoliana. Ma, anche in questo caso, l’innocenza diventa colpevolezza. Perchè ai sogni, così facendo, si sputa in faccia, li si schianta sotto il peso del sannicandrismo più becero e materiale (compagni, materiale non materialista) di un fratoiannismo di provincia che rende piccoli piccoli così.

Si sa, però, anche, che più si è piccoli ed insulsi più si è funzionali al potere. Ed il potere, servendosi della sua complessa rete di arguzie e frasi fatte, di strisciante approvazione e di parole a mezza via tra il sì ed il no, di promesse fasulle e pretenziose, riesce a convincere queste mosche di essere splendide crisalidi. Sempre di entomologia si discute, certo. La differenza, tra l’una e l’altra specie, è nel cibo. Si è pronti a mangiar merda pur di soddisfare il proprio ego, pur di pompare il proprio senso di magniloquenza.

Quanto alla seconda imberbe categoria – quella degli ignoranti – beh, il congresso ha palesato tutte le carte che certi figuri sono capaci di mettere in campo. Una complessa geografia urbana popolata di indefessi portantini e loschi quanto insignificanti alzatori di delega. Ad uso e beneficio di chi non c’era: il congresso è stato letteralmente determinato da un umanità scurrile ed intollerante alle norme. Deciso da uomini e donne (eufemismo) pronti a seguire il capetto di quartiere ovunque. Non è un caso che il craxismo imperante lo induce – quel ras insolente – a far dichiarazioni del genere: “Io ho dato forza a SeL ed io gliela posso togliere in qualsiasi momento”. Al cambio della stagione, siam certi, un’altra Federazione gli aprirà le porte. Un altro Domenico Rizzi gli darà alloggio, un nuovo fedele Cannerozzi gli proporrà le chiavi dell’alcova per violentare indisturbato le regole e la partecipazione. Altre fabbriche lo accoglieranno a braccia aperte per vincere un nuovo congresso a colpi di monosillabi foggiani e spallate all’educazione ed al rispetto. Ed anche altrove nasceranno inedite alleanze fra ultras e docenti, fra esagitati urlatori del sabato e sedicenti strateghi della politica locale.

In ultimo c’è la genìe più improponibile ed ingiustificabile. Quella scaturita dall’utero viscido della lordura opportunistica. Quella di chi usa l’ignoranza come strumento di vanto, di chi si ammanta le labbra di parole altrui, certi che, alfine, il peso specifico è insignificante. Non ce ne voglia il buon Pierluigi (rinsavisci Piero!), ma se anzicchè parlare per bocca di altri, avesse ripetuto per venti minuti la parola “Culo”, almeno avrebbe provocato il riso dei tanti bambini presenti in sala. Ed invece neppure loro l’hanno capito. Neppure loro, come molti, non si spiegano questi affronti diretti sparati a muso duro contro l’evidenza. E, se vuole smentire la sua inettitudine, ora ha il tempo per farlo.

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