Grazie

Published in: on 9 gennaio 2011 at 22.29  Lascia un commento  
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Lucchese Foggia 4 a 2. Le pagelle di una disfatta

Santarelli 6. Incolpevole sui gol della Lucchese. Nel secondo tempo salva la baracca almeno un altro paio di volte. Sarebbe stata un’umiliazione troppo grande per questo Foggia. E un riconoscimento troppo grande per questa Lucchese. Meglio di Ivanov. Ci sta.
Caccetta 5. Ma è entrato in campo? Inconsistente.
Regini 5. Questa volta anche lui passa a vuoto peggio di un ignavo dantesco. Non difende, non attacca, non crossa. Non fa niente. Speriamo almeno che Lucca, come città, gli sia piaciuta. Addormentato.
Burrai 5.5. Per un tratto del primo tempo realmente coordina centrocampo ed attacco. Poi, all’improvviso si spegne la sua telecamera da regista. Il suo film, alla fine dei novanta e rotti minuti finisce per annoiare ed innervosire. Sbaglia tanti lanci. E, quando li azzecca, ci pensano gli altri a sbagliare. Impreciso.(30’st,Perpetuini sv. Diamogli tempo)
Iozzia 3. Mai vista una cosa del genere. In area della Lucchese, quando dovrebbe tirare, ciabatta a venti metri dalla traversa. In area del Foggia, quando dovrebbe spazzare via come Baresi comanda, serve Marotta. O è stato ingannato dai colori o è pateticamente scarso. Delle due l’una. Confuso.
Romagnoli 5. Non vuole far sfigurare Iozzia per non metterlo in imbarazzo. Si adagia sul compagno di merende sul prato lucchese. Inaspettato.
Varga 5.5. Ha il merito, in una gara fatta di nulla, di servire Kone nell’occasione del gol del momentaneo pareggio. Si poteva anche tenerlo dentro. Migliorabile. (1’st, Farias 6. Entra e piazza l’assist per il gol di Laribi. Corre, si accentra, svaria sulla trequarti e sul fronte offensivo. Per un pelo non segna all’esordio. Incoraggiante.)
Kone 5.5. Segna, è vero. Ma, al di là del gol, non fa proprio niente. La sua patita è molto meno che sufficiente. Lento, macchinoso, stanca chi ne ammira le gesta. Alla lunga stufa. Velocizzati.
Sau 5.5. Il folletto è rimasto nel funghetto più bello di tutta la Foresta Umbra a festeggiare Natale con scoiattoli, fatine e gli altri abitanti del Piccolo Mondo. Corre tanto, ma si perde anche tanto. Forse voleva digerire i panettoni. Già magro.
IL MIGLIORE.Laribi 6.5. Un gran bel gol ed una buona partita di sostanza e qualità. Non solo si salva dalla caduta generale, ma gioca in generale una buona partita. Peccato che Iozzia sprechi un’ottima palla da lui messa al centro. Capitano. (30’st, Salamon 5. Più lento di Kone. E’ dire tutto)
Insigne 5. Il voto è la media aritmetica tra il 7 del primo tempo, il 5 del secondo e l’unità sottratta a causa del rigore fallito. Si danna l’anima lì davanti per cercare di colmare il vuoto lasciato da uno spento Sau. Mette in mostra il suo repertorio di alta classe, ma sbaglia troppo. Avesse fatto l’Insigne avrebbe dovuto per lo meno metter dentro un paio di pallette. Ed invece sbaglia anche dal dischetto. Non mollare.
Zeman 4.5. E’ vero che la squadra non subisce, ma non riesce mai a reagire al momento giusto. Beccarne quattro a Lucca non è un buon viatico per iniziare il nuovo anno. La Lucchese aveva un solo giocatore pericoloso e nessuno lo ha marcato. A volte si può anche sacrificare un uomo al dio della difesa.

IL PEZZO COMPLETO DI CRONACA E COMMENTO E’ SU http://www.statoquotidiano.it/09/01/2011/foggia-in-versione-santa-klaus-partita-regalata-alla-lucchese/40027/

In morte di un “operaio quarantunenne” che non aveva le ali

Adesso proveranno a far credere in giro che il gesto è solo un caso sporadico, un’occasionale tracollo della salubrità mentale in una vita d’alto tenore. Adesso proveranno ad invocare l solito perbenismo di facciata, a mettere in campo la tediosa e riprovevole concertazione delle emozioni finché il silenzio attanaglierà di nuovo l’Ilva. Adesso qualcuno, da dietro, quatto quatto avvicinerà la tragedia per metterle il guinzaglio.

Perché non abbai oltre.

Nell’Italietta del perbenismo, in questa nave non più dantescamente ingovernabile, ma sin troppo governata, derubricheremo tutto alla questione domestica. Un operaio di nemmeno 41 anni, tarantino, è salito due notti fa sul tetto dello stabilimento ionico nell’Area Parchi ed ha provato a volare.

Forse le sue ali erano realmente troppo appesantite da una situazione familiare che colleghi ed inquirenti subito hanno considerato “intricata”. Forse si appurerà, semplicisticamente e semplicemente, che è nella casa, come spesso accade, la causa del dolore. Un pezzo d’ovatta che dovrebbe disinfettare i tagli dell’anima e che, al contrario, si appiccica fastidiosamente alla sanguinolenza ed obbliga ad altro dolore. Forse, alla fin fine della piccola storia che presto cadrà nel cestino della memoria si verrà a conoscenza che quel pietoso ispettore del lavoro giunto sul posto a cadavere già coperto dal lenzuolo bianco ha avuto ragione ad escludere mobbing e stress da lavoro.
Appunto, forse.

Forse invece sapremo ancora una volta che nella città prima in Italia ed in Europa per tumori, c’è qualcuno che non tollera il caldo asfissiante dell’altoforrno; scopriremo che “l’operaio quarantunenne” non avrebbe mai voluto essere considerato solo un “operaio quarantunenne”. Forse a lui semplicemente piaceva il mare. A Taranto ce ne sono due, di mari. Forse da quel tetto se ne sarà accorto prima di provare a librarsi in volo verso il selciato freddo. O forse già lo sapeva e non aveva più tempo per vederli, per immergervi, per nuotarvi. Forse non potendo più essere pesce ha provato a diventare uccello, grifone, drago.

Forse non era niente di tutto questo. Forse non ha mai nemmeno pensato di poterlo diventare. La libertà di fantasia è un lusso riservato ai bambini. E ai poeti. Non ad un operaio. La libertà in sé è un ardimento troppo grosso. Per riaverla indietro servirebbe una crociata, un assalto alla torre del padrone del tempo, alle ciminiere che sbuffano imperiose, ai reparti isolati come ali di castelli stregati. Servirebbero le armature più resistenti e brillanti. Talmente brillanti da brillare nel cuore della notte. Talmente potenti da resistere a quel male chiamato fabbrica.
L’“operaio quarantunenne” non ha fatto in tempo ad indossarla, l’armatura. Forse ha anche provato a calzarne una prima, troppo stretta. Ed una seconda, troppo ballerina. Alla fine, semplicemente, avrà propeso per la rinuncia, combattendo a modo suo.
Ma il pensiero va a chi resta. Ad i loro silenzi attoniti ed un tantino imbarazzati fra i fumi, le scintille, i muletti, i capelli schiacciati in faccia dal sudore. Nella speranza che, quanto prima, trovino la corazza giusta.

EDITORIALE STATO QUOTIDIANO: http://www.statoquotidiano.it/09/01/2011/loperaio-che-ha-provato-a-volare/40013/

Published in: on 9 gennaio 2011 at 22.29  Lascia un commento  
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