.:::Adolescenze all’ombra dell’altoforno:::.

-colei che la mia vita ama più di sè stessa-

Silvia Avallone, "Acciaio"

Via Stalingrado, Piombino. Periferia operaia che guarda il mare, palazzoni scrostati, dormitori per esistenze ai margini. La vita scorre veloce al ritmo della lavorazione dell’acciaio, si arroventa, si fonde, prende forma per diventare altro, armi, pentole o rotaie di un treno su cui nessuno degli operai viaggerà.

Perché la vacanza in via Stalingrado è la spiaggia di fronte casa, la sabbia di scorie e resti della Lucchini, l’acciaio che ti entra dentro, il corpo-macchina che ha fretta di crescere e plasmarsi come i metalli fusi nell’altoforno Afo4 che svetta sovrano sull’adolescenza in piena esplosione di Anna e Francesca, protagoniste di quest’opera prima diSilvia Avallone.
A’ e Fra’, dall’asilo insieme, solo una squallida rampa di scale a dividere le loro case, piccole vallette di periferia con l’illusione di avere il mondo tra le mani, di poterlo graffiare con le unghie laccate in fucsia, perché tutto ciò che conta a Via Stalingrado è la bellezza. E, loro, la bellezza ce l’hanno. Lo sanno. E ne approfittano.

Al ritmo di hit da discoteca Anni ‘90, glitter e rossetti sgargianti messi su di nascosto dai genitori, sognano l’Elba li di fronte ma irraggiungibile, il futuro insieme, palpebre impiastricciate da improbabili ombretti si chiudono sul loro micro mondo squallido, su un padre padrone abbrutito dal lavoro in acciaieria, su una madre repressa che sogna la lotta di classe a colpi di Mocio sui pavimenti sconnessi.

Si, per loro non sarà così, loro andranno via, loro avranno di più, non saranno madri bambine né donne arrese alla miseria, vecchie a trent’anni anni, la bellezza le salverà, fuggiranno mano nella mano, proprio come fanno adesso mentre si pavoneggiano tra le cabine in micro bichini. Anna sogna una carriera da avvocato, magistrato, le piace studiare, Francesca è dura, sogna meno, la vita in soli 13 anni è già stata troppo cattiva. Ma quando arriva l’amore per Anna, la lega di acciaio che la unisce a Francesca si incrina e poi si spezza.

Per Francesca arriva il vuoto, l’illusione di essere grande, di poter fare a meno dell’altra, piccola donna alla scoperta del proprio corpo, consapevole portatrice di una bellezza da buttare in faccia agli altri con violenza e ribellione, fuori in trampoli e minigonna, lei che odia gli uomini ma si lascia guardare, ancheggia tra gli sguardi avvinazzati di chi potrebbe essere suo padre, tra occhi allucinati da droghe varie dei più giovani, dura procede nella sua piccola vita senza prospettive.

Perché il futuro a via Stalingrado è come un pensiero egoista di cui ti vergogni, è quel tempo che viene, passa e ti distrugge, credi di aver perso tempo ma è stato il tempo a tradirti, ad abbandonarti come l’ammasso di scorie che l’acciaieria rilascia nell’aria ogni secondo.
L’acciaio che dà il titolo a questo romanzo, che entra nei protagonisti ad indurirgli il cuore, a intristirgli lo stomaco, che dà da vivere e da morire, l’acciaio che di suo non esiste, che ha bisogno di altro per diventar tale, come le vite di A’ e Fra’, incomplete, imperfette e fondamentali l’una all’altra.

SILVIA AVALLONE, “ACCIAIO”, RIZZOLI 2010
Giudizio: 3 / 5 Post adolescenziale

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