E adesso pedala (Recensione de “La mia prima bicicletta” – Ediciclo 2010)

AA.VV, La mia prima bicicletta, Ediciclo 2010

Trentuno come il padrone di casa per la smorfia. Trentuno, come i giorni massimi incastonati nella pagina di calendario di un mese. Trentuno come le storie racchiuse in “La mia prima bicicletta”, un manualetto edito da Ediciclo. Racconti. Macchè racconti, ricordi. Macchè ricordi, memorie. O ancora pensieri, sfoghi, filosofie, confessioni, retroscena. A volte confusi con gli attimi, sedati dagli anni, assopiti dal tempo. Altre volte perfetti come la luce folgorante, vividi come un soffio di tramontana preso in piena faccia.

Trentuno piccoli aneddoti. Trentuno: a ben pensarci, uno al giorno. Uno a sera. Da cavalcare liberamente, senza troppa concentrazione, senza troppi pensieri. Per lasciarsi andare al flusso dell’infanzia, per diventare l’ala di una rondine in perfetto equilibrio con l’aria da fendere, per sommergere le fatiche sotto le braci calde e consolanti di una passeggiata in campagna. Affidandosi all’acciottolare delle pietruzze al di sotto dei pneumatici della bici. Per la precisione, della prima bici.

Rossa, arancione, azzurra, bianca. Un sunto di tutti i colori del mondo, le prime due (tre, quattro) ruote personali sono la chiave per l’accesso alla prima grande, immane emozione vitale. Con l’epifania in quell’attimo supremo, sommo, dello stacco. Mano del papà che si stacca dal sellino del figlio. Un librarsi, un planare, un piccolo grande volo nella vita, lo sfondamento delle porte della consapevolezza dei propri limiti e delle proprie grandezze.

Paolo Colagrande, Maurizio Crosetti, Margherita Hack, Gianluca Morozzi, Gianni Mura, Darwin Pastorin, Paolo Rumiz, Susanna Tamaro, Wu Ming2. Tanti autori ed altri ancora. Giornalisti, scrittori, medici, interlucori con il foglio della propria personale e singolare esperienza. Redattori di un dizionario delle emozioni infantili; orchestrali della sinfonia del sogno, sgranatori del Santo Rosario della magia della bicletta.

Non già professionisti del pedale, quindi, ma partecipi di un destino che è destino d’amore. Tutti innamorati della meccanica del cammino, del progredire nel vento, della locomozione pulita e faticosa, del lavorio degli arti. Per questo, il loro scrivere non riassume un fine letterario, ma è respiro, è affanno, è vita quotidiana, è pioggia presa in dosso, è sabbia respirata a pieni polmoni, è sole inghiottito con i sensi. È pedale e freno.

Quando “ogni colpo di freno era come un no. È il no che forma. Il si parteggia, è acquiescenza, acquisizione, comunione, è sibilante, aderente. Il no è dialettica, identità, individua chi sei […] La vita comincia con un no. Con il primo respiro, la prima violenta, feroce boccata d’aria appena usciti dal grembo materno. È un no che dice non voglio morie, voglio essere, esistere, non annullarmi”.

La bici non è ciclismo, è movimento, è voglia di affermarsi. Voglia di essere. E di esserci. Se cercate conferme, qui ne avete trentuno.

AA.VV. “LA MIA PRIMA BICICLETTA”, EDICICLO 2010

Giudizio: 4 / 5

LINK SU http://www.statoquotidiano.it/15/12/2010/palloni-di-carta-4/38951/

Annunci

The URI to TrackBack this entry is: https://radicaliliberi.wordpress.com/2010/12/15/e-adesso-pedala-recensione-de-la-mia-prima-bicicletta-ediciclo-2010/trackback/

RSS feed for comments on this post.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: