Mafia si, mafia no, mafia ni

Carolina Lussana

QUESTO UNO STRALCIO DELL’INTERVENTO DELLA SENATRICE LEGHISTA CAROLINA LUSSANA. ARGOMENTO: IL CONTRASTRO DEL GOVERNO BERLUSCONI, E DELLA LEGA IN MANIERA INDIRETTA, ALLE MAFIE

“I dati relativi all’andamento della criminalità, con un sensibile calo della delittuosità generale e i successi riportati nel contrasto alla criminalità organizzata, sono dati che parlano chiaro. Altri e di diverso colore politico sono stati i Governi che hanno portato avanti la trattativa fra Stato e mafia (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania e Popolo della Libertà).
Questo è stato il Governo che più di tutti ha portato avanti la lotta contro le mafie: 661 operazioni di polizia giudiziaria, 6.754 mafiosi arrestati, 28, su un elenco di 30, latitanti di massima pericolosità arrestati, quasi 15 miliardi di euro il valore dei beni sequestrati alle mafie, 3 miliardi di euro confiscati e il codice unico antimafia, che ha fatto finalmente diventare legge le proposte di due eroi dell’antimafia come Falcone e Borsellino (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). Questa è la legalità dei fatti e non delle parole(Applausi dei deputati dei gruppi Lega Nord Padania e Popolo della Libertà)”.

Gianfranco Miglio

QUESTE, INVECE, LE PAROLE DEL CD IDEOLOGO DELLA LEGA NORD, SODALIZIO DI APPARTENENZA DELLA LUSSANA, GIANFRANCO MIGLIO. TANTO PER CONTRIBUIRE A RENDERE GIUSTIZIA AI FATTI, MIGLIO E’ QUEL TALE SANTIFICATO CUI LA LEGALITARIA LEGA NORD, IN QUEL DI ADRO, HA DEDICATO UNA SCUOLA ELEMENTARE E CHE HA IMBOTTITO DI SIMBOLI ALPINI

“Che cos’è la mafia? Potere personale spinto al delitto. Bisogna partire dal concetto che alcune manifestazion tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate”


E adesso pedala (Recensione de “La mia prima bicicletta” – Ediciclo 2010)

AA.VV, La mia prima bicicletta, Ediciclo 2010

Trentuno come il padrone di casa per la smorfia. Trentuno, come i giorni massimi incastonati nella pagina di calendario di un mese. Trentuno come le storie racchiuse in “La mia prima bicicletta”, un manualetto edito da Ediciclo. Racconti. Macchè racconti, ricordi. Macchè ricordi, memorie. O ancora pensieri, sfoghi, filosofie, confessioni, retroscena. A volte confusi con gli attimi, sedati dagli anni, assopiti dal tempo. Altre volte perfetti come la luce folgorante, vividi come un soffio di tramontana preso in piena faccia.

Trentuno piccoli aneddoti. Trentuno: a ben pensarci, uno al giorno. Uno a sera. Da cavalcare liberamente, senza troppa concentrazione, senza troppi pensieri. Per lasciarsi andare al flusso dell’infanzia, per diventare l’ala di una rondine in perfetto equilibrio con l’aria da fendere, per sommergere le fatiche sotto le braci calde e consolanti di una passeggiata in campagna. Affidandosi all’acciottolare delle pietruzze al di sotto dei pneumatici della bici. Per la precisione, della prima bici.

Rossa, arancione, azzurra, bianca. Un sunto di tutti i colori del mondo, le prime due (tre, quattro) ruote personali sono la chiave per l’accesso alla prima grande, immane emozione vitale. Con l’epifania in quell’attimo supremo, sommo, dello stacco. Mano del papà che si stacca dal sellino del figlio. Un librarsi, un planare, un piccolo grande volo nella vita, lo sfondamento delle porte della consapevolezza dei propri limiti e delle proprie grandezze.

Paolo Colagrande, Maurizio Crosetti, Margherita Hack, Gianluca Morozzi, Gianni Mura, Darwin Pastorin, Paolo Rumiz, Susanna Tamaro, Wu Ming2. Tanti autori ed altri ancora. Giornalisti, scrittori, medici, interlucori con il foglio della propria personale e singolare esperienza. Redattori di un dizionario delle emozioni infantili; orchestrali della sinfonia del sogno, sgranatori del Santo Rosario della magia della bicletta.

Non già professionisti del pedale, quindi, ma partecipi di un destino che è destino d’amore. Tutti innamorati della meccanica del cammino, del progredire nel vento, della locomozione pulita e faticosa, del lavorio degli arti. Per questo, il loro scrivere non riassume un fine letterario, ma è respiro, è affanno, è vita quotidiana, è pioggia presa in dosso, è sabbia respirata a pieni polmoni, è sole inghiottito con i sensi. È pedale e freno.

Quando “ogni colpo di freno era come un no. È il no che forma. Il si parteggia, è acquiescenza, acquisizione, comunione, è sibilante, aderente. Il no è dialettica, identità, individua chi sei […] La vita comincia con un no. Con il primo respiro, la prima violenta, feroce boccata d’aria appena usciti dal grembo materno. È un no che dice non voglio morie, voglio essere, esistere, non annullarmi”.

La bici non è ciclismo, è movimento, è voglia di affermarsi. Voglia di essere. E di esserci. Se cercate conferme, qui ne avete trentuno.

AA.VV. “LA MIA PRIMA BICICLETTA”, EDICICLO 2010

Giudizio: 4 / 5

LINK SU http://www.statoquotidiano.it/15/12/2010/palloni-di-carta-4/38951/

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