For a munnezz. Morto un altro fascista

In primo piano, Massera

A volte sembra che li voglia nemmeno il Padre Eterno. Graziati dalla giustizia, glorificati dall’uomo, innalzati dal potere. La feccia fascista fatica a morire, come una gramigna, come l’erbaccia. E il popolo stenta a reperite il diserbante. Poi arriva il momento in cui non li salva veramente più nessuno.

Emilio Massera (Massera, non Misseri, per carità…) aveva appena compiuto 85 anni. Troppi agli occhi delle vittime, troppo pochi, forse, a quelli dei carnefici. Lo celebreranno, probabilmente, ancora una volta. I funerali, ben lungi dall’incerirne la memoria, lo consegneranno alla storia. Golpista della peggior razza. Cinque anni al potere. Cinque anni DI potere. Non suo, ovviamente. Di riflesso. E, per questo, senza legacci convenzionali, con la licenza di far male, di sporcarsi di sangue personalmente i bianchi guanti da generale. Videla il suo sommo capo. Testa di un corpo nero, guida del beffardissimo Processo di Riorganizzazione Nazionale. Ovvero, la fascistizzazione post peronista.

Fascista, mica solo golpista. Lui, e non altri, stette a capo della Escuela de Mecanica de la Armada. Che di scuola non aveva nulla, se non un nome nell’acronimo. Fu, anzi, il peggior centro di detenzione, di tortura, di sevizie, di violazione dei diritti umani dell’Argentina negli anni del videlismo. Passarono di lì non i criminali comuni, i ladri, gli assassini. Bensì, gli oppositori al regime. Fu lui a volere la tortura e la morte di centinaia di comunisti ostili a Videla.

Gran faccia tosta. Nel 1983, caduto il Regime, si candidò alle elezioni. Ma, guarda te come ruota la giustizia e quanta meschinità c’è negli intenti, fu inquisito ed arrestato. Non già per i fatti della ESMA, ma per aver ucciso il marito della sua amante. Ci vollero due anni di ridicolaggini, prima che venne giudicato colpevole per ciò che, effettivamente, sarebbe dovuto esser giudicato colpevole: violazione dei diritti umani. Condannato all’ergastolo, degradato con infamia dall’esercito, fu clamorosamente liberato dal furore amnistiaco del presidente Menem nel 1990. Per fortuna la Storia non si arresta di fronte allo scoglio umano. Così, otto anni dopo (otto!) fece ritorno in carcere. Capi d’accusa: fucilazioni, sparizioni, assassinii, torture, detenzioni illegali in campi di concentramento e sterminio, sequestri di minorenni e, nel perfetto stile sudamericano, lanci di prigionieri vivi nell’oceano. Colpito da aneurisma, viene scarcerato nel 2004 e tutte le richieste d’estradizioni negate.

C’è un piccolo dettaglio che passa inosservato. Ed una domanda. Emilio il sanguinario è nella lista della P2. Come Silvio Berlusconi. Ciò significa che, in Italia, sarebbe stato fino alla fine a capo del Governo?

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  1. qualcuno dice che il personaggio del libro “le irregolari” di Massimo Carlotto esista davvero, se è così spero sia andato a pisciare anche sulla tomba di quest’altro bastardo.


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