Bolzano, la corrotta. 30 mila euro per un lavoro

BARTOLOMEO VANZETTI: “LEI SIGNOR VANZETTI E’ VENUTO QUI NEL PAESE DI BENGODI PER ARRICCHIRE. LA FRASE MI FA RIDERE. IO NON HO MAI PENSATO DI ARRICCHIRE. NON E’ QUESTA LA RAGIONE PER CUI STO SOFFRENDO […] STO SOFFRENDO PERCHE’ SONO ITALIANO

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Bolzano. Via Museo. Partendo dal Museo che accoglie le spoglie mortali (e lucrose) della mummia del Simulaun. Otzi, e procedendo verso la centralissima Piazza delle Erbe, sede del caratteristico mercato, è un continuum di negozi. Serrande alzate 24 ore su 24. Da queste parti la criminalità è ridotta al lumicino ed i giornali danno evidenza massima agli accadimenti cronachistici proprio in assenza di una ripetitività cadenzata. C’è, di tanto in tanto, qualche episodio isolato. Il barlume della follia che prende il sopravvento sulla placidità vitale. Spesso episodi di gelosia consumati all’interno delle singole famiglie.

Quando incominciano i primi freddi – ovvero di questi tempi – da Via Museo si vedono anche le cime innevate delle Dolomiti. Il Natale si avvicina. I turisti aumentano di settimana in settimana. È un amalgama di lingue ed idiomi. Inglese, francese, spagnolo, tedesco.

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NICOLA SACCO: “LEI PARLA DI DOLLARI E CENT. E FIGURIAMOCI, PARELEREBBE DI MILIONI DI DOLLARI! […] IO SONO 13 ANNI CHE LAVORO E VIVO IN QUESTO PAESE LIBERO, COME MI AVEVANO DETTO CHE ERA. HO LAVORATO COME UN CANE MA NON HO AVUTO LA SODDISFAZIONE DI METTERE DA PARTE NU TERRIS, UN DOLARO FALSO. QUA DENTRO STATE A DIRE: PASSAPORTO, PASSAPORTO. MA IO AL REGIO CONSOLATO C’ERO ANDATO PER AVERE IL FOGLIO DI VIA PER ESSERE RIMPATRIATO. PERCHè NON TENEVO NEANCHE I SOLDI PER IL VIAGGIO. E IO, DOPO 13 ANNI ME NE TORNAVO AL MIO PAESE SENZA NEMMENO UN SOLDO. TALE E QUALE A COME ERO PARTITO

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Non ci credete, a tutto questo. Non credete che le cose siano così facili come sembrano. Lo sfavillante mondo del consumo abbaglia. Occorre andare un po’ più in là. Con lo sguardo, con la mente, con la ragione. Ma anche fare un salto nella subcultura di un Paese che, da queste parti, è poco sentito, ma che vive con forza nelle malfamate abitudini. Bolzano non dà l’apparenza, ma è un preciso spaccato dell’Italia democristiana e berlusconiana. È il tronfio rimbombare del potere.

Non credeteci a chi vi dice che qui è tutto semplice. Sì, c’è lavoro. Sì c’è ricchezza. Ma se guardi nelle auto di lusso, scorgi solo qualche politico. O qualche tedesco.

Tutta colpa delle montagne. Danno l’idea della pulizia. Ed invece sono solo un fatamorgana. E delle biciclette. Chi non vivrebbe in un posto verde? Parchi e bici, bici e parchi? Poco smog e nessuno che tenta di forzare le transenne nelle domeniche ecologiche?

Guardateli questi onesti e bravi cittadini. Questi politici incorruttibili impegnati nella lotta contro il crimine, contro l’immondizia, contro chi vuol fare della terra il loco delle sozzure.

Guardateli nelle loro giacche e nelle facce pulite, arroccati dietro cognomi che fanno paura soltanto a pronunciarli.

Guardateli questi solerti imprenditori. I produttori per eccellenza. Eroi senza macchia e senza peccato di un capitalismo dal volto umano, un paterno sistema economico che non ha artigli. Forse qualche unghia smangiucchiata che punge appena.

Decidete voi se ridere o piangere. Decidete voi se qui, i soldi, hanno un odore diverso. Decidete voi se i guanti in lattice usati per intascarli danno un’immagine di candore o di maggior colpevolezza. Decidete voi se la politica che chiede soldi per lavorare è soltanto un canovaccio tutto sommato giustificabile o una lumaca che lascia bava dappertutto. Decidete voi se le lumache vi piacciano o meno. Decide se è giusto che un influente esponente politico – mi dispiace dirlo, compagni – di centrosinistra, chieda denaro, tanto denaro, tantissimo denaro, in cambio di un lavoro. 30 mila euro per la precisione. Decidete voi come chiamare questo sistema di sabotaggio del lavoro, questo stupro dell’articolo 1 della Costituzione, questa uccisione a doppio di chi, sulle montagne, già ha perso la vita una volta per difendere i diritti dei più. Decidete voi se vi piace il nome “mazzetta”. O forse “tangente”. O meglio “io gratto la schiena a te e tu la gratti a me”. 30 mila euro, dico. E decidete se nell’Italia del Superenalotto, delle scarselle multimilionarie in palio recitando a memoria sei numeri, sono una bazzecola.

Decidete cosa sia giusto e cosa sia sbagliato nell’Italia del 2010, ma fate in fretta perché mi pare tanto che qualcuno voglia fotterci. E questo qualcuno non sia soltanto Silvio. Lui si è fatto una sega, forse, ma lo sperma ha ingravidato il mondo della politica, imitandolo. Sono tutti come lui.

Decidete se un disoccupato, licenziato, maltrattato, di 29 anni ha meno diritti (e perché) di un uomo di potere. Decidete se un ragazzo che ha lavorato per 4 anni non percependo che un massimo di 796 euro netti sia più colpevole di un parassita. ed ora ne prende meno di 100. In attesa di risvolti.

Decidete, anzi, decidiamo da che parte stare. E facciamolo adesso. Ed agiamo di conseguenza, anche mettendo su le barricate se necessario.

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