Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri mezzo matto…

e mo jat'v a curà

Mettiamola coma le si voglia, questa verità.
Tanto più un uomo, una comunità, un’associazione, un partito politico, una città si sforzano di andare alla ricerca una propria serietà, tanto più si espongono, inevitabilmente, alle frecciate. Sarà l’inesorabile bisogno di colpire sempre il più forte, quell’”insano” gusto di essere tutti – ma proprio tutti – alla pari, capaci di dare e di dire, di fare e di disfare, di parlare e di tacere. Sarà l’istinto carnascialesco più autentico, la purezza della derisione del vizio e del malvezzo, del rovesciamento delle parti. Sarà così o magari no. Sarà che realmente un stoccafisso non ha portamento ma soltanto ridicolaggine.
Ed allora, nella caciara, la pasquinata fatica a rumoreggiare. Crea qualche scalpore, un ineffabile momento di brio e, nel contempo, di scandalo. È nella calma, nella serietà, nell’inatteso, che si annida la deflagrazione. Una bomba a tempo imbottita di esplosivo e di chiodi arrugginiti. Un’arma che ferisce il destinatario. Petronio ed il Sathyricon, Marziale e gli Epigrammi. La usò Catullo per amare e per odiare. Stilettati, ghigliottine morali, parole bandite che s’impongono, untouchable che divengono vulnerabili.

La satira ha sempre avuto la capacità di annientare le distanze tra ranghi opposti, di sconvolgere le caste fino a romperne le mura edificali. Sollazzo nella Roma antica; nel medioevo e nel Rinascimento, veri e propri atti di colpevolezza. Gossip ante litteram, maledizioni e benedizioni. Con tutti i pro e con tutti i contro.
La satira è stata libro, è stata verbo, è stata manifesto. Dottori, nobili e politici. Alcuni hanno tentato di controllarla. Nel basso medioevo se ne sono serviti molti gransignori per sconfiggere i propri avversari. Censure e ammiccamenti a fasi alterne. Col tempo, sono giunti l’illustrazione, l’ampliamento, la diffusione, la nascita, financo, di riviste. Cuore è una pietra miliare inarrivabile.

La satira ai tempi di internet, di Seconda Repubblica e di Foggia si chiama Foggbook. Foggbook non è un sito. È un post sito. Non è nemmeno un blog. È un avanblog. Foggbook, un anno e non dimostrarlo, è un profilo. Come dire, vive di vita propria, pulsa in maniera multiencefalica. Profilo in quanto nasce su Facebook, social network dei più frequentati del mondo. Una valanga di iscritti (6000) e di partecipanti (il triplo), maree di discussioni e trattazione dei temi più caldi in circuito (circa 10 mila commenti).
Un fenomeno. Se pensiamo allo stato delle dimore di certe zone del capoluogo dauno, forse, viene da scherzare, alla loro maniera malandrina, dicendo da baraccone. E spopola. Padre putativo (in attesa di Dna – è in corso il tampone sulla rotella del mouse –) è Sandro Simone. Mitico, lui, come mitico è il negozio di elettrodomestici che gestisce a Foggia, un pezzo resistente ai franchising dell’elettronica. Eppure, a vederlo, non o direste mai che sia il pazzo che si spaccia con la maglietta dell’Inter via web. Con quell’aria un po’ così, quelle movenze un po’ così, quel vestiario un po’ così e la passione per il Foggia che è sempre stata grande così, Sandro ha messo in piedi un sodalizio della bacchetta che dura da 12 anni.

Erano, quelli, i tempi di Bengodi Sity (www.bengodi.org). Tempi che sono anche questi, di oggi e di qui. Da allora gli aggiornamenti sono quotidiani. Con lui, nel 1998, c’era Silvio Pagliara. A seguire, una pletora di collaboratori. In origine furono Marco Vicari – ora autore di Zelig e scrittore de Il Fatto Qutidiano –, Giovanni De Paola (che ora gestisce un blog per conto de Il Sole 24 Ore), Umberto Romaniello (vignettista, ora collaboratore de Il fatto a sua volta); poi il verbo si fece Gianni Franchini e Rosanna Pasero, Mariano Grossi e Luciano Seno, Stefano Marsiglia ed una truppa di sferzanti lancieri. Pionieri della satira.

Eppure sentendo Sandro, si scopre che c’è dell’altro. Dice, a Stato, che “non mi piace fare la filosofia della satira. Penso solo che in tempi di crisi, politica ed economica, sia sempre più necessaria”. No all’esegesi della risata. Il mistero della satira è grande perché mistero. Forzare l’ingresso, assuefarla alla ragione ed al contegno, ridurla al controllo, sarebbe, o perlomeno potrebbe esserlo, deleterio. “La satira non serve a migliorale la città, né a spostare voti”. Ma “può servire a dire che il re è nudo anche quando tutti lo vedono e non hanno il coraggio di parlare”.
Negli anni, il clan Simone – Romaniello soprattutto, ha oltrepassato il limes foggiano. Ha scritto pezzi per la tv (Zelig e Toti e Tata), siti web (Bip satira, Clarence.com, Smemoranda.it) e giornali (Cuore, Par Condicio, Protagonisti).

Foggbook è soltanto l’ultima delle creature della loro mente. Scorrendolo, passano battute dinanzi agli occhi come punture. Si ride. E tanto. La pelle si crepa. Video, vignette, frasi, commenti. Ogni cosa fa parte del tutto. Ed ogni cosa è bersaglio. Municipalizzate e politica; calcio e cultura. Una maniera per sorridere. Per amareggiarsi di sé stessi e pensare che sì, in fondo, giocarci su non può che essere propedeutico alla risoluzione dei problemi. Ecco perché occorre democratizzare la risata. Così, Foggibook diverrà un e-book con le migliori battute e sarà scaricabile gratuitamente on line. Sarà presentato presso il pub “Cyrano e Peter Pan” il 17.

LEGGI SU http://www.statoquotidiano.it/04/11/2010/auguri-foggbook-il-social-network-della-risata-compie-un-anno/36854/

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  1. grazzzzie ; )


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