Le menzogne del potere contro sè stesso. Wikileaks parla di Marracino

Il re è nudo ed è costretto a prestare alla verità il suo fianco debole. Anche se, facendolo, paradossalmente mostra il suo volto più spietato e crudo. Insabbiamenti, silenzi, normalizzazioni forzate. Come nel bel mezzo della guerra fredda, occorre edulcorare le conseguenze per giustificare le scelte che ad esse portano.
Chermes la femme. Il neo è allo scoperto. E, a metterlo in mostra, ci ha pensato ancora una volta il vituperatissimo Wikileaks.

Shot!

LA VERSIONE UFFICIALE – La storia di Salvatore Marracino, 28 anni, sanseverese, parà della Folgore di stanza in Iraq, sembrava essersi definitivamente chiusa con l’allestimento immediato di una versione ufficiale. “Fatalità” fu il termine usato allora per porre il lucchetto alla questione. Un’allora che risale al 15 marzo 2005. Durante un’esercitazione, Marracino, si sparò accidentalmente in faccia. Morendo sul colpo. Sfortuna e fatalità. Sembrava solo una coincidenza macabra, la sincronia fra l’ostruirsi della canna della sua pistola, ed il colpo che parte. Ed invece, cinque anni dopo, emerge una nuova testimonianza che rischia di mettere in discussione la ricostruzione. Diciamolo in italiano: per un lustro si è portata avanti una menzogna. Una perversione atroce e controproducente. È da brividi, alla luce di quanto emerge ora, leggere le dichiarazioni di Marco Follini, a quel tempo vicepresidente del Consiglio, sponda Udc, oggi traslocato, armi e bagagli, nel Pd: “Marracino è morto tentando di risolvere un inceppamento della sua arma”. Nel migliore dei casi, una delle cariche più alte del Paese di appartenenza del soldato defunto era stato tenuto all’oscuro delle cause della morte di un soldato in missione ufficiale. Nel peggiore, Follini ha mentito sapendo di mentire.

IL RAPPORTO – Ed allor va la pena di leggerlo il documento sputtanato in faccia a governi e gente di poca fede dal sito americano. Si tratta di un rapporto americano dello stesso 15 marzo, ovviamente top secret. Registra che “alle ore 13, un (militare italiano) stava prendendo parte a un’esercitazione di tiro a Nassirya. È stato accidentalmente colpito (alla testa)”. Stando così i fatti, ci sono pochi dubbi che ad ammazzare il giovane sanseverese sia stato il fuoco amico. Tuttavia, a causa di molti omissis, mancano ulteriori precisazioni. Rimangono i passaggi successivi: il trasferimento del ferito al campo e poi in ospedale. E, soprattutto, la classificazione dell’accaduto “come incidente”. Insomma, nessun colpevole.

Mah

I DUBBI – Ma che qualche dubbio si nutrisse in ambito militare, lo testimonia l’inchiesta avviata, a 48 ore dalla morte di Marracino, dal Procuratore militare di Roma, Antonino Intelisano, non del tutto convinto delle dinamiche dell’ “incidente”. Troppa, innanzitutto, l’esperienza del parà della Folgore, per credere che si rivolgesse contro il volto un’arma inceppata. Impegnato in missioni militari operative all’estero (Kosovo ed Afghanistan) da quasi dieci anni. E strana, inoltre, la ferita. L’autopsia, affidata a Vittorio Fineschi, direttore della scuola di specializzazione in medicina legale dell’Università di Foggia, accertò che il colpo fosse non al di sotto dello zigomo (come inizialmente confermato da fonti militari e come sarebbe normale alla luce della posizione assunta dal militare nel controllare la canna), ma all’altezza della fronte.

LA MAMMA – Ma insinuarono qualche interrogativo anche le parole pronunciate dalla mamma di Marracino, Maria Luigia Grosso, che, in occasione dei funerali di Stato riservati al figlio, pretese che fossero rischiarate le zone d’ombra. Maria Luigia che, oggi, intervistata dall’Ansa, torna a ribadire il fatto che, per anni, alla famiglia è stata concessa una sola verità. Ovvero, quella ufficiale. Che, paradossalmente, è quella probabilmente falsa.

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