Meno male che Silvio c’è. Ovvero storia di giornali e slot machine

Per gettare nel tritacarne il suo più acerrimo nemico che, ironia della sorte, è stato anche il suo più acerrimo amico – vale a dire l’eterno delfino, Camerata Gianfranco Fini – Silvietto l’ha fatta proprio grossa. Ha fatto creare ad hoc, con la complicità del governo amico di Santa Lucia, una sperduta isola tropicale affondata nel mezzo dell’Oceano Pacifico, un documento in cui, di fatto, veniva dimostrato che la casa in questione appartiene all’altro Gianfranco. Tulliani, per la precisione, fratello della compagna del ras bolognese. Roba da sganasciarsi dalle risate. Anche nel rompersi i maroni l’un con l’altro, a sinistra siamo dei dilettanti in confronto alla guerriglia delle carte bollate internazionali. Già, perchè mica è tutto. Per far ciò, il satrapo di Arcore si è attorniato dei suoi ciambellani obbedienti. Approfittando della sua posizione politica, ha fatto leva su Guardia di Finanza e Servizi Segreti; mentre, vestendo i panni (stretti per tutti quanti di statura normale) di editore, ha mandato emissari gentili di Panorama e Il Giornale. Subito supportato da Libero. ma è qui che nasce il capolavoro silviotico. Per esser sicuro della riuscita dell’impresa su Santa Lucia (provate a pronunciarne il nome senza sbagliare, avanti!), ha fatto ricorso alla spalla forte di un suo stesso parlamentare, l’ex an Amedeo Laboccetta. Un personaggio strano ed inquietante. Insieme, membro della commissione antimafia e sordido processato, indagato a napoli per turbativa d’asta ed associazione a delinquere, acceso sostenitore dell’epurazione anti – Fini la cui componente ha definito “stalinista” (termine su cui ci sarebbe molto ma molto da eccepire). Come sia o come non sia, quest’omuncolo è entrato nel proscenio berlusconiano grazie all’amicizia che lo lega con Francesco Corallo, conoscitore e Deus ex machina delle cose caraibiche.

Amedeo Laboccetta

Per raccontare la storia di Corallo, prendo in prestito le parole di Giuseppe D’Avanzo: “Figlio di Gaetano, detto Tanino, latitante catanese legato al boss di Cosa Nostra Nitto Santapaola (4 ergastoli), Francesco Corallo è nei Caraibi l’imperatore di Saint Maarten, dove gestisce con attività collegate a Santo Domingo alberghi, un giornale, quattro casinò con l’Atlantis World, multinazionale off-shore, partner dei nostri Monopoli di Stato nel business (complessivamente 4 miliardi di euro) delle slot machines ufficiali”. Una cosa grossa, insomma. Mica fuffa. Come siano finiti nelle mani del figlio di un plurinquisito residente ai caraibi (e quindi una buona gamma di segreti da celare e soldi da riciclare) gli affari delle slot machine di Stato, è spiegabile soltanto con la buon vecchia filosofia dello stalliere a casa Berlusconi. Vale a dire, un eroismo di facciata frutto della sfida allo Stato.

Appresso. Una volta ottenute le informazioni, i missi berluschini le girano in Italia al peggior scribacchino del web, Roberto D’Agostino, fautore e responsabile di quell’obbrobrio chiamato “dagospia”. E’ la mossa che deve mettere a riparo i giornali del premier per l’attacco forte. L’avanguardia. Il Giornale e Libero pubblicano la notizia riprendendola da Dagospia. Che, a sua volta, dichiara di averla, chissà come, pescata in qualche recondito angolo della rete, in un giornale di Santa Lucia (?!?). Il cane si è morso la coda. nessun colpevole, insomma. Delitto perfetto.

Peccato che il cav non abbia fatto i conti, in questo gioco, con la realtà. Le carte sono palesemente false. Tempo un giorno e il muro di gomma erto dall’oscillante governo caraibico viene a cadere. A “Il Fatto quotidiano”, fa spallucce come una marachella e solenizza: “Non siamo stati noi”. Tutto un gioco: c’amo provato, no? Non siamo in democrazia, in fondo?

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