Foggia calcio patrimonio collettivo nazionale

UN fenomeno nazionale. Da Campo Tures a Vasto l’attenzione dei media nazionali rotea vorticosamente e senza sosta attorno alla nuova creatura della triade Casillo – Zeman – Pavone. Il giocattolo che hanno allestito i tre fa divertire, soffrire, maledire. Tanti gol. È il solito Foggia di Zeman, ma con molti più eccessi. Non si ricordano tanti gol neppure mettendo insieme tutte le prime quattro giornate dei campionati del Foggia. Dodici fatti ed altrettanti incassati: primo attacco del girone B della Lega Pro, ultima difesa.


“SE NON VINCE LA SQUADRA VINCONO I RICORDI” – Un attacco delle meraviglie, un centrocampo che segna e fa segnare, azioni scoppiettanti fatte di tocchi di prima, incursioni sulle fasce, raid come di bombardieri verso le reti avversarie. Con di fronte il nuovo Foggia del boemo, nessuna compagine si sente al sicuro. Da Cava all’ultima prestazione di vasto contro il Foligno, questa l’immagine che ne viene fuori. Di contro, una difesa colabrodo. Ma poco importa. Se non vince la squadra, vincono pur sempre i ricordi. Già, perché il Foggia di Zemanlandia è un patrimonio collettivo. Un po’ come il colosseo. O, qualcuno vorrebbe, la Resistenza. Non è più monopolio di una città e forse non lo è mai stato; non è più duopolio di una città e della Capitanata; non è più triopolio di una città, della sua provincia e dell’intera regione. Quel Foggia che sconfiggeva la Juve e la Fiorentina, faceva passare brutte ore a Milan ed Inter, che faceva tribolare la sua curva, non è più, ora più che mai, nel solo pantheon sportivo di qualche centinaia di migliaia di spettatori. È una ricchezza, un esempio emulativo, la dimostrazione che, talora, le evocazioni sono più forti del business, la prestazione più importante e soddisfacente del risultato finale.

Ma se i tifosi rischiano pericolosamente di vivere di ricordi, il Foggia di Zeman, la fondazione rivista e corretta della città del boemo, attira dall’esterno. A Campo Tures, ai piedi delle Alpi austiache, ad un tiro di schioppo dal confine di stato, a far visito allo storico ritiro fu Studio Sport, approfondimento sportivo di Mediaset. Seguito a ruota da giornalisti francesi e canadesi. Prima ancora, il ritorno da star di Mister Simpatia era stato festeggiato con enfasi da tutti i quotidiani sportivi. Il Foglio di Giuliano Ferrara, a firma di Beppe Di Corrado, rievocava con nostalgia il gesto storico delle caramelle porte prima di ogni incontro come panacea per scuotere dal torpore agonistico una piazza di primo piano, regina indiscussa degli anni Novanta. La Stampa, quotidiano torinese vicino a Confindustria, riprese l’idea del “sogno” risorto. E persino il manifesto, notoriamente distante dallo sport come un gabbiano dall’entroterra, dedicò un editoriale con attacco in prima a firma del regista Giuseppe Sansonna.

Ed oggi, dopo innumerevoli pezzi, giorni dopo giorni di vicinanza sportiva alla creatura che prendeva corpo e realizzava gol a carrellate sin dal pre-campionato, il 4 a 4 contro gli umbri del Foligno, non certo mostri del palleggio e del dribbling, ha attratto l’attenzione di Repubblica. Il quotidiano diretto da Ezio Mauro, sul suo canale web, Rebubblica tv, ha dato spazio, fra i suoi video, ai goal della partita di Vasto, esultando perché “Zemanlandia è tornata” e per “i goal a valanga” del sodalizio rossonero. In attesa delle vittorie basterà la notorietà? Zeman ha chiesto alla squadra lo spettacolo prima di tutto. E, finora, nessuna disillusione.

http://tv.repubblica.it/copertina/e-tornata-zemanlandia-ultimo-pareggio-4-4/53052?video

IL PEZZO è TRATTO DA http://www.statoquotidiano.it/13/09/2010/foggia-se-non-vince-la-squadra-vincono-i-ricordi/34217/

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Published in: on 14 settembre 2010 at 22.29  Lascia un commento  
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Stracquadanio, ovvero la moralità di un onorevole pappone

Che uno che si chiami Giorgio Clelio Stracquadanio, notorio sconosciuto, si metta a dare lezioni di moralità politica, lui con quel nome che a scriversi ricorda per metà un imperatore romano di quelli del periodo militare e per l’altra metà una bestemmia, (lui originario – e forse unico- aderente del PARTITO RADICALE TRANS(?)NAZIONALE, boutade volgari a non finire nel corso della sua carriera, giornalista de Il Tempo e niente popodimeno collaboratore del ministro Gelmini) è un po’ come gloriarsi di aver avuto per professore di storia e filosofia Sbirulino o Topo Gigio. Che poi, comodo sullo scrannetto da misero Berluskino, dispensi perle di saggezza su cosa sia lecito donare in cambio della carriera, allora il pathos miserrimo raddoppia. La politica italiota, d’altra parte, ha smesso di esser d’esempio per la plebaglia già da un bel po’. Tuttavia arrivare quasi a rimpiangere De Miculis, con il suo sciame di apette vogliose quando non ubriache di troie e cocktail, fa da un lato specie e, dall’altro, suscita pensieri timorosi. Il buon Straquadanio – che i media e gli scribacchini, con eccesso di zelo e di politically correct, onorano con l’appellativo di “deputato Pdl”, quando ci sarebbe da affibiargli, per antonomasia ed emulazione del capo, l’honoris causa in Porcologia – esce dalle righe, dalla giacca e cravatta ed anche da pantaloni e mutande e, come il Ministro dei temporali di Fabrizio De Andrè, “con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni ”, pontifica: “E’ assolutamente legittimo che per fare carriera ognuno di noi utilizzi quel che ha, l’intelligenza o la bellezza che siano”. Tradotto nella lingua di noi poveri altri, quelli di fuori l’emiciclo romano suona così: “Che male c’è se riempiamo le ore nella bouvette o nel transatlantico con qualche bel culo aperto?”. Ma il saggio Giorgetto proprio non se l’è sentita di usare le parole come un povero pappone da strada. va sé, e il Capo insegna. Nei luoghi del potere si batte meglio che in macchina.

DA LEGGERE ASCOLTANDO: CHECCO ZALONE, LA PIZZICA DI CENTRO DESTRA —http://www.youtube.com/watch?v=H3Brs5x3yQU&feature=related

Published in: on 14 settembre 2010 at 22.29  Lascia un commento  
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