La giornata della memoria… In onore di Brecht

(Il giorno della memoria è sfruttato, usurato, forse anche abbastanza pateticamente riprodotto. Non è l’evento in sè ciò che mi arreca qualche prurito, quanto più la ricorrenza che non può e non deve fermarsi all’evento, alla ritualità di una celebrazione che si arresta nell’arco di un giorno per esaurirsi come un cero abbandonato al vento. La memoria non conosce paletti. Altrimenti non sarebbe tale. Forse la chiameremmo recinto, forse semplicemente cane. La memoria, come patrimonio collettivo e condiviso, non può e non deve essere celebrata, ma vissuta. Quotidianamente. Educare per prevenire. In ogni caso, per non contravvenire ad una simbolgia tutto sommato forte, ho deciso di regalare queste poesia. Nell’anno che insegnai nell’istituto di Treviolo, Bergamo, leggemmo passi del Mein Kampf e, poi, questa poesia. Lasciò molti segni nel cuore dei ragazzi, che scoprirono, per la prima volta, che la solitudine non solo annoia, ma può uccidere)

Prima di tutto vennero a prendere

gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere

gli ebrei


e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere

gli omosessuali,


e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere

i comunisti,


ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere

me…


e non c’era rimasto nessuno a protestare.

(B.Brecht)

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