Con le primarie (e con Vendola) Foggia ha vinto

Ieri Foggia ha vinto. Ed ha vinto perchè si è alzata dal suo smunto e trascinato atteggiamento passivo di chi resta alla finestra della storia. Ieri Foggia ha vinto perché si è andata a conquistare il suo futuro. Quattromila e cinquecento sono stati i cittadini del capoluogo che si sono scoperti effettivamente cittadini del capoluogo. Ieri Foggia ha vinto e con Foggia hanno vinto gli oltre 30 mila elettori di Capitanata, i 192 cuori pulsanti dell’intera Puglia.

Ieri Foggia ha vinto perché è diventata nervo passionale di questo processo di rivoluzione che risponde al nome di Nichi Vendola. Ieri Foggia ha vinto perché, preferendo Nichi al grigio Boccia, ha sotterrato impietosamente nel “tavuto” della storia e dell’inconsistenza, tutte le voci ignoranti di chi ha definito frettolosamente questi cinque anni vendoliani come un eterno favore fatto a Bari. Come un mutuo sulla Puglia, un leasing che avrebbe, al termine, consentito al capoluogo levantino di comprare, senza ricevuta, l’intera regione. Non è stato così e la Puglia l’ha capito. E Foggia l’ha capito. Le risposte migliori della Puglia migliore al modo peggiore di fare la politica più abietta sono arrivate puntuali. In tanti, due volte il numero di cinque anni fa (stessi contendenti, stesso vincitore, ma con 79.296 votanti allora), hanno rivendicato il loro diritto di addrizzare quel punto interrogativo che il Pd romano voleva mettere su un’esperienza che tutta Italia ci invidia e che tutto il mondo conosce, trasformandolo in un secondo, esclamativo. La Puglia, e con essa Foggia, ha vinto perché ha finalmente messo in campo la sua rivendicazione di scelta. Scegliere è già un risultato. Scegliere con coscienza è un risultato doppio. Scegliere nel giusto e senza farsi abbindolare dal lustrino del grande partito è invece la vera vittoria. E se in Capitanata il risultato è stato il meno lusinghiero dell’intera Regione (17.013 Vendola, pari al 56% contro i 13.413 di Boccia e 44% contro ad esempio, l’81% di Bari ed il 70% di Taranto), i foggiani hanno tributato percentuali da Bulgaria a Nichi (dei 4567 di cui sopra, 3069 sono state le schede Vendoliane, per una percentuale pari al 67%.).  Stanno, insomma, le cose, proprio come le presenta Michele Emiliano: “la lezione” è “per tutto il partito” e non solo per Francesco Boccia, anonimo capro espiatorio. È una lezione inflitta a quei grigi funzionari, scipite copie automatizzate della politica delle idee di cui vanno troppo spudoratamente blaterando, che ieri, da mane a sera, hanno presidiato ogni circoscrizione in maniera costante. Nel loro modo di interfacciarsi con la gente si coglie l’imbarazzo di un Pd che non sa più parlare e fare breccia. Sempre che sia mai stato capace di innescare una seppur minuscola scintilla di passione. Li vedevi eretti, fissi come lance infilzate nell’asfalto, intabarrati in un mattino di fine gennaio, a reclamare visibilità. A mettere in vendita un nome da sbarrare. Di contro il loro suq, la Puglia migliore e Foggia migliore. Quella che rigettava le loro sortite di avvicinamento, quella che non aveva bisogno di essere indirizzata, spedita com’era nel votare. La città gioiosa che non ha paura, che non soffre di manie di grandezza pur essendone in diritto. Foggia, Barletta – Andria – Trani, Bari, Taranto, Brindisi, Lecce sono state in vetrina per tutta la giornata. Lo stivale ci ha ammirati con un tocco d’invidia. “I pugliesi sono gente fortunata”, ci omaggiava Matteo Bertocci su Il Manifesto di domenica. Si, vedendo le code ai seggi con meno di dieci gradi di temperatura, c’è da dargli ragione. Siamo gente fortunata che si è saputa guadagnare a morsi il diritto di contare. Uomini e donne coscienti, però, artefici del nostro destino. Quei volti sorridenti in fila, mamme, padri con bambini. E bambine: come quella rosa vestita con due fari azzurri al posto degli occhi che stringeva la mano del papà alle nove di mattina nel quartiere Cep. Anche lei disciplinata, anche lei contenta. E poi i giovani di ogni età ed estrazione sociale. Giovani impegnati e non solo: ognuno fotogramma di un futuro che non si arresta qui. O che, per lo meno, tenta di fare in modo che il sogno non si spezzi nel ritorno alla coscienza. Gli spumanti che abbiamo stappato ieri sera, pertanto, non sono soltanto l’affermazione di una vittoria numerica. Bensì la definizione di una strada che non conosce deviazioni. Ogni urlo, ogni abbraccio, ogni brindisi contiene la speranza, sono sintomi vivi e calorosi di una generazione che non ci sta alla rassegnazione. Magari abbiamo le valige pronte, è vero. Ma il nostro orgoglio resterà sempre qui. Nel mare del Salento, nelle colline della Murgia, nelle cattedrali che si affacciano verso i Balcani e la Turchia, inebriandosi di Oriente, nelle campagne di Capitanata, ed anche nelle fabbriche di Bari e Taranto. E in quel presidente anomalo, diverso, sovversivo.

Da leggere ascoltando: Ivano Fossati, La canzone popolare

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