Il Nobel alla guerra

Quindi, alla fine, Barak Hussain Obama s’è intascato il premio Nobel per la Pace 2009. Non che ci fosse pericolo che, dopo essere stato svegliato nel cuore di una notte d’ottobre da un’intercontinentale norvegese, l’attribuzione potesse andare a monte. Già. Perché nel frattempo il coloured neo presidente statunitense avrebbe anche potuto metter su un nuovo Vietnam, perché la giuria che bocciò Gandhi non ammette passi indietro. Un premio alle intenzioni, si disse allora; un alloro per la speranza, abbozzò qualcuno; un riconoscimento per le parole, diremmo oggi. In sostanza, per dirlo in parole povere, poverissime, miserrime, si riconosceva ad Obama la capacità di aver dato speranza attraverso i suoi discorsi. Ma, a questo punto, non era meglio insignirlo della stessa onorificenza ma in campo letterario? Obama come Pablo Neruda. Paragone che fa ridere e non poco. E, fuor di razzismo, anche un abile ciarliero come Barak farebbe impallidire di ribrezzo il cantore del popolo cileno. Ma, si sa, il 2000 è epoca di riconoscimento posticci, di contaminazioni pericolose, di mal interpretati atti.

Se non fosse, la questione, maledettamente seria, ci sarebbe da ridere di gusto a vedere Obama posare sulla mensola della Stanza Ovale, magari accanto alle foto dei propri figli e della palla di baseball autografata da eroi yankee, il premio. E ci sarebbe da sbellicarsi ripensando al povero pacifista costretto dall’era storica e dall’ineluttabilità del momento ad aumentare il contingente statunitense in Afghanistan di trentamila unità (forse unità non rende: 30 mila soldati, militari, occupanti… 30 mila mitra puntati contro la popolazione inerte pronti a fare fuoco, 60 mila anfibi cuciti per pestare la dignità sabbiosa di un paese allo stremo, 30 mila cervelli di esaltati pronti a dare la vita, la propria e quella degli altri in maniera non richiesta e neppure disinteressata, ma pochi neuroni che si stanno spegnendo fra la depressione delle giornate di nulla, sollazzate da un ferimento, una sventagliata, un abuso, e la chimica). Nell’impervia dimora di Bin Laden, alla fine dell’anno che entra, saranno in centomila le divise stars and stripes. Unità di cui Obama è commander in chief. Comandante in capo, nessuno con la sua forza, nessuno con la sua autorità, nessuno con il suo potere. L’uomo più pacifico della terra, quello che si batte, in teoria, per l’integrità delle genti, dei mondi e dei valori, in effetti è il militare dei militari. Il più alto in grado, quello con i lustrini più sprilluccicanti. Le sue mani sono armi di per sé, il suo fiato gas letale. È sufficiente un suo accenno o diniego perché le sorti del mondo possano vagare per strade diverse. Una personalità di tal sorta, di per sé significante della potenza e della diversità sociale, etnica, economica, intrinsecamente razza padrona e non solo vagamente, ma espressamente, fascista, difficile possa incarnare dinamiche di pace e di futuro. Di mezzo, ci sono trentamila buoni motivi per dubitarne. È come se, per un’ipotetica valenza retroattiva, l’anno venturo a Oslo fosse invitato Genghis Kahn. Anche lui guerrafondaio, anche lui capo militare, anche lui con un impero da comandare. Anche lui convinto della superiorità delle proprie genti. “E’ quello che ci distingue da coloro a cui facciamo la guerra, la fonte della nostra forza” – ha decantato la virtù made in Usa alla cerimonia di premiazione il President; intendendo per “quello”, gli standard di democratizzazione e rispetto delle regole del gioco. Chi ne è dentro è buono, chi ne è fuori è canaglia e che gli si faccia la guerra. Questo modus cogitandi, anche in un mondo a – normale, si chiamava, si chiama e si chiamerà sempre imperialismo.

Da leggere ascoltando: Rage Against the Machine, Know your enemy

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Published in: on 11 dicembre 2009 at 22.29  Comments (4)  
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4 commentiLascia un commento

  1. Non credo che Obama abbia costretto il governo svedese ad assegnargli il Nobel. Mi fai più paura di 30000 Obama. Forse in un’altra vita eri a capo del un gulag.

  2. anche perchè non è il governo svedese ad assegnare il Nobel…

    • Mi pare una risposta un pò elusiva. Comunque hai ragione, forse è assegnato da qualche sporco governo imperialista e capitalista !… 🙂

      “Il premio Nobel è un’onorificenza di portata internazionale assegnata dal GOVERNO SVEDESE. Il premio è attribuito annualmente a persone che si sono distinte nei diversi campi dello scibile, «apportando considerevoli benefici all’umanità», per le loro ricerche, scoperte ed invenzioni, per l’opera letteraria, per l’impegno in favore della pace mondiale. Viene generalmente visto come il premio di maggiore importanza dell’epoca contemporanea.
      Il premio fu istituito in seguito alle ultime volontà di Alfred Nobel,(1833-1896) industriale svedese e inventore della dinamite, firmate al Club Svedese-Norvegese di Parigi il 27 novembre 1895” da Wikipedia..non sarà il massimo dell’attendibilità….

      • la sostanza resta dimitri… ecco l’estratto di un pezzo scritto da un politico portoghese:

        “L’Amministrazione Obama ha proposto e ha fatto approvare per il 2010 il maggior bilancio militare della storia degli Stati Uniti, che sarà superiore alle spese sommate di tutti i restanti paesi del mondo. Un bilancio militare che cresce in misura proporzionale all’approfondimento della crisi del centro del capitalismo”.

        Ed ecco i motivi della mia accusa di fascismo imperialista… Iraq, Iran, Yemen, Afghanistan sono tutte zone in cui gli Usa sono impegnate o lo saranno a breve…


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