Parole… Sante (recensione “Sante Pollastri” – Giallocoraggioso 2009 – 2010)

Come si racconta una storia attraverso le immagini, servendosi dei movimenti del corpo e senza lasciare che il fiato venga immortalato perennemente con il nero dell’inchiostro. “Sante Pollastri” è una produzione del Teatro del Cerchio di Parma e, in un parola, stupefa. Non tanto e non solo per l’interpretazione dell’attore e regista Mario Mascitelli. E neppure per l’avventurosa biografia di cui fa rivivere i momenti cruciali. Quanto più per la dovizia di trasformare le emozioni, i tormenti, le sofferenze di un’epopea vitale, in una pagina di storia. Un monologo sfumato, un gioco delle parti, articolazioni di pensieri e di punti di vista. C’è Sante il ciclista, c’è Sante il bandito, c’è Sante l’uomo, c’è Sante il tremante vecchietto che, a fascismo ultimato, non può far altro che mettersi a vendere pettini. Un confronto con sé stesso e con il pubblico che procede per rapidi flash, per immagini, per fotografie. Ecco che l’attore diventa un mimo parlante che non si spinge a dare giudizi, a prender posizione, ma si limita ai fatti. Piroetta da un lato all’altro, articola in una miscela di moto fisico e moto dell’anima, niente più che gli estratti di una vita. E come in un gioco, saltellando in una “campana” lunga poco meno di un’ora, casella per casella, rivivono sul palco le paure e gli stratagemmi di Sante Pollastri come perle incastonate nella quotidianità volontaria scelta a tredici anni. E poi c’è l’altra faccia, l’altro punto di vista. Quello tronfio e gloriosus di Giovanni Rizzo, commissario siciliano che di Sante Pollastri fece il cruccio della sua vita. Una sfida personale, l’autorità che tenta di imbrigliare la sua nemesi, il simbolo del suo rigetto, l’anarchia applicata alla vita. Ma anche nella benpensante Italia fascista, Sante è un eroe. La sua Novi Ligure, il vincolo con la quale non si tronca mai, lo apprezza, lo culla, lo custodisce. Forse non lo comprende, ma lo preserva dalle grinfie del potere. Malgrado questo il Rizzo che calca goffamente il palcoscenico, capelli tirati e sguardo da furbo, non assume i connotati del malvagio. Mascitello lo tramuta piuttosto nell’antieroe. Il perdente di una sfida che, man mano, con l’esperienza di Sante matura, diventa una partita a scacchi. Furbizia contro furbizia, uomini persi contro uomini persi. Serve far leva sulla debolezza del ciclista bandito: sull’ammirazione portata a livello apicale per Giradengo. La scena della cattura è l’apice del’intera rappresentazione. Il predatore stringe i suoi artigli sulla preda. Ed eccolo Sante comparire nudo con le sue debolezze. Nel carcere la tenacia non si soffoca solo per la consapevolezza che c’è sempre una via d’uscita. È il momento in cui entra in scena, forse unico caso, l’emozione. Il sentimento pervade il volto. Le luci trasversali, il fumo incupiscono l’atmosfera. Si ha l’impressione di non essere più di fronte allo spazio fisico, ma all’interno di un’anima. E quel fumo e quelle luci ne rappresentano i turbamenti ed insieme le speranze. Quelle di Sante di fuggire, quelle di Rizzo di colmare la distanza che lo separa dall’ultimo traguardo: Sante è stato arrestato in Francia, giudicato in Francia, incarcerato in Francia. Il supplizio, riassunto da Mascitelli nella persecuzione di una foto di Pollastri che il commissario porta con sé come un tormento, come una sottile pellicola di nastro adesivo sul cuore che non riesce ad andare via alonizzandone la piena felicità, come una spina, è quello di una vittoria dimezzata. Portare nelle patrie galere il pluriassassino, questa l’epifania della pienezza. Si prodiga, s’affanna s’impegna, ci riesce. Sempre con la sua sguaiatezza. Il brigante è in gabbia e vi esce soltanto con la domanda di grazia inoltrata da sua sorella. Ma la vita fuori, la libertà, questo inestricabile ed inafferrabile concetto, è dura, peggio delle sbarre. L’aria costa fatica, lavoro. “E io che so fare?”. Restano lui, vecchio, la sua solitudine ed una bicicletta: l’unico modo per ricominciare. Da zero.

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2 commentiLascia un commento

  1. Davvero un bell’articolo!.Grande, Piero!

  2. bella foto, di chi è????


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