Il catenaccio di Tremonti

(di Giuse Alemanno)

Il ministro Giulio Tremonti che, è noto, conserva per il Sud Italia la stessa simpatia che nutre per una eruzione cutanea, ha recentemente rilasciato una dichiarazione sconcertante: “Sì al posto fisso, è la base per un progetto di famiglia, la mobilità non è un valore”. Per la miseria! E questo sarebbe il nordico falco liberista?! Vabbè, prima di tutto l’Economista dovrebbe spiegare alla moltitudine di precari e disoccupati un posto fisso dove caspita sta, poi che un progetto di famiglia si rassicura con un posto fisso me lo ha detto sempre pure mia nonna Donata, vispa novantasettenne di Copertino; e, a ben ricordare, nel destinare alla mobilità una accezione negativa ci aveva già pensato quel misogino di Giuseppe Verdi che nel Rigoletto fa cantare ‘la donna è mobile qual piuma al vento, muta d’accento e di pensiero ’ . Ma qua, cari lettori, sembra che a mutar pensiero questa volta sia stato proprio il biondo ministro di Sondrio, uno che si porta appiccicata addosso l’etichetta di uomo colto, acuto e di scintillante intelligenza, perciò una dichiarazione siffatta, come innanzi riportata, merita riflessione perché è ritenibile nasconda un retropensiero che Tremonti, per ovvie ragioni, non può palesare, ovvero che la reale dimensione della crisi economica nella quale sguazziamo è superiore all’immaginabile, e che non si vedono vie d’uscita in tempi brevi. Inoltre è evidente che il Ministro del Tesoro veda l’approssimarsi delle elezioni del prossimo marzo come un guaio serio; i ripetuti appelli al rigore economico ne sono prova, giacchè i ministri famelici si sono già scatenati: per vincere le elezioni esigono siano messe a disposizione, in quantità, prebende e regalie pubbliche tali da poter addomesticare voti e consensi. Il ministro Tremonti sa bene che uno dei tumori da debellare per sanare le italiche finanze (per la cronaca: terzo debito pubblico mondiale ed evasione fiscale a quel biondo dio) si propaga proprio dall’incontrollata spesa pubblica, perciò alle smanie dei suoi colleghi egli tenta di rispondere asso di bastoni. Ma, e Tremonti ne ha contezza, tale resistenza non potrà durare per sempre: gli insopprimibili impulsi populistici del leader maximo brianzolo, uniti alle piripicchie fregole elettoralistiche, porteranno inevitabilmente a scelte economiche nefaste, e l’annuncio – tranquilli, è solo un altro dei soliti annunci… – dell’eliminazione dell’IRAP ne è testimonianza.
Perciò la lode al posto fisso ‘virtuale’ potrebbe essere interpretata come un suggerimento di difesa, di autentico catenaccio, destinato alle fasce più deboli della popolazione, dato che altri e gravi danni porterà ancora questa crisi infinita.
Comunque il nocumento più amaro è tutto nella deriva demagogico-autoritaria del leader maximo brianzolo, è questa che sta procurando agli italiani l’ostacolo più impervio: la quasi impossibilità di costruire cittadini coscienti. È fresco il ‘ghe pensi mi’ autentica antitesi di ogni forma di cooperazione perseguibile per raggiungere uno scopo comune e preventivamente concordato e voluto.
La crisi economica in corso dimostra in modo inoppugnabile che la somma di azioni economiche individuali spregiudicate miranti esclusivamente al conseguimento di successi privati conduce a conseguenze nefaste a livello planetario, alla faccia del capitalismo dal volto umano.
Si assiste ormai al fronteggiarsi di due entità in sofferenza: da una parte chi si affanna a ridurre organici e costi, ‘usando’ la crisi per una ristrutturazione aziendale interna preservando, però, intatta la capacità produttiva per non mancare all’appuntamento con la ripresa; dall’altra la galassia smarrita e frammentata dei lavoratori che assistono impotenti allo sfarinarsi del terreno sotto i loro piedi, incapaci, ed incapacizzati, a dare risposta/reazione unitaria a questo stato di cose.
Nasce probabilmente da tutto questo l’intuizione catenacciara del ministro Tremonti: “Sì al posto fisso”.
Verrebbe da dirgli “grazie” alla maniera di Checco Zalone.
Chissà se lo accetterebbe da un terrone come me.

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Published in: on 25 novembre 2009 at 22.29  Lascia un commento  
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