Quando Forcella salvò Palazzo vescovile. E il Falso Movimento?

 

I tempi in cui la forza di una comunità consentiva di stringersi attorno ai suoi simboli, agli emblemi della rappresentazione visibile di sé stessa, sono quanto mai lontani. Ieri pomeriggio l’amministrazione comunale, con il suo consiglio a seguito, ha discusso del Falso Movimento, della possibilità di ridare fiato e corpo ad un cadavere ambulante. Già, perché il cinema di Giustino e Mauro Palma, oggi, è ben poco di diverso da questo. Se ne conosce il destino ultimo: a breve è destinato a spegnere le luci dei proiettori, a rombare gli ultimi decibel. Il tempo, circa vent’anni, non hanno fatto in modo che questa cattedrale laica potesse divenire vena pulsante della città, modello culturale da imitare, imprinting di un modo di fare impresa culturale che travalica il mero interesse. Non entriamo nel merito della questione del possesso dei locali. Curiali, diocesani, parrocchiali o cittadini, qui, interessa poco definirlo. Il Falso Movimento, con tutti i suoi limiti e con tutti i suoi pregi, è questione di patrimonio comunitario. È un bene che la città possiede ed è unico più che raro. Come lo sono i teatri indipendenti e le compagnie che girano a spese proprie l’Italia esportando il brand artistico made in Foggia.  Difendere il Falso Movimento, come difendere queste realtà, è più di un semplice dovere. È un atto di coraggio, una presa di responsabilità, fiducia nell’arte e, contemporaneamente, che questa possa essere determinante per il futuro. È una scelta di campo che, a sua volta, impone una posizione forte. Forse un’inimicizia forte, che le istituzioni non dovrebbero temere. Nel caso specifico, si tratterebbe di salvaguardare i rapporti di vicinato con la parrocchia Cattedrale. Come, decenni fa, accadde con il potere economico delle assicurazioni. Correva l’anno 1963. Foggia era pioniera di un’esperienza nuova. All’epoca sì che il capoluogo dauno era un laboratorio politico attivo. Prima in Italia per sperimentazione di centrosinistra. In nessun altro Comune, democristiani e socialisti avevano dato vita ad un governo collettivo. A Foggia Carlo Forcella, dc era sindeaco; Salvatore Imbimbo, socialista non rivoluzionario ma neppure boselliano, era un duro e puro dell’anticlericalismo, vicesindaco. E tutta la sua truppa garofanata non era da meno. Erano gli anni in cui le ideologie avevano un peso. Ma anche i soldi, specie se spiattellati sotto il naso, non davano il voltastomaco. Il sindaco eletto nel 1962, ancora oggi è ricordato anche dai comunisti come una persona proba e dal forte senso della collettività. Appena insediato a Palazzo di Città si trovò con un progetto, firmato dal vescovo Paolo Carta nel 1956, di vendita del palazzo vescovile. Nulla di serio, se non fosse che il Piano Regolatore Generale firmato da Rebecchini e Rutelli aveva nelle sue previsioni, come ricorda Gianfranco Piemontese, il congiungimento di corso Garibaldi con via della Repubblica. Tradotto concretamente, l’abbattimento del palazzo stesso, del teatro Giordano e della chiesa di San Rocco. Uno scempio architettonico. Sulle rovine della casa del vescovo, ex convento domenicano di fondazione medievale, sarebbe sorto un palazzone imponente, sei piani, sede dell’Istituto Nazionale di Assicurazioni. Come ricorda a l’Attacco Gaetano Matrella, la lotta fu dura anche in sede decisionale. I socialisti ed i comunisti s’interessavano poco della questione, i democristiani erano schierati contro l’abbattimenti ma non tutti con foga barricadera. Fu un giorno che, in città, giunse un alto dirigente dell’Ina, accompagnato dall’architetto Carlo Vannoni (lo stesso, ricorda Piemontese, che era “l’autore del progetto del complesso degli Uffici Statali e di altre progetti non realizzati, come un grande Politeama in Via Dante”), che si materializzarono le paure. Davanti a quel pericolo, il sindaco Forcella, prese una decisione epocale: il Comune avrebbe riacquistato i locali del palazzo dell’Ina. 282 milioni.

(l’Attacco, 24 nov. 2009, pag.3)

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Published in: on 24 novembre 2009 at 22.29  Lascia un commento  

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