La storia di Carmela, baraccata da 10 anni. Su Campo degli Ulivi al Comune di Foggia non resta che pregare

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Non dorme in un letto da dieci anni Carmela Longo. Nel suo container al Campo degli Ulivi, uno spazio di una ventina di metri quadri in cui risiede sin dal 2000, non c’è neppure la possibilità di farne entrare uno. Perché l’ambiente più grande è quello d’ingesso, che funge da salotto e cucina. Oltre a questo ci sono una piccola camera, televisione e divano – letto basso, ed un ripostiglio con lavatrice e scatoli con biancheria e tanta tanta roba che Carmela non è riuscita a sistemare altrimenti. Mucchi che “non ho più aperto da quando sono arrivata qui”. In effetti non è agevole la vita nei container che il Comune di Foggia, con delibera di giunta numero 290, ha acquistato dalla ternana Tecnifor per un costo complessivo di circa 560 mila euro. E la pioggia che, ieri, bagnava il capoluogo dauno non semplificava le cose. Le buche nell’asfalto, piene d’acqua, si trasformano in pericolose trappole per automobilisti e per residenti. Con il bel tempo, racconta Carmela, “i bambini corrono, giocano, scorazzano”. Ma in queste condizioni è impossibile. Troppo pericoloso. È solo una delle tante problematiche nascoste dietro quel cancello che separa la città da un pezzo di mondo apparentemente a sé.

Qui, nel 1998, il Comune di Foggia, all’epoca guidato da Paolo Agostinacchio impiantò 40 container. O, come le chiama da queste parti, “barracche”. Di quelli originari, attualmente, ne sono rimasti 36. Due estati fa, un corto circuito, “e non lo scoppio di una bombola” precisa Carmela, ne ha inceneriti quattro. “È stato quello l’evento più difficile di una vita tutto sommata tranquilla”. La signora Longo tiene a rassicurarci sulle condizioni generali sul campo. Perché, ricorda “c’è sempre qualcuno che sta messo peggio di noi”. Come nel centro di raccolta di Arpinova, dove altre dodici famiglie versano in condizioni nettamente peggiori.

Ma anche all’interno del Campo degli Ulivi, la normalità è altra cosa da quella del resto del territorio cittadino. Sarà per quella frontiera visibile concretizzata nel muro di cemento che una volta segnava l’accesso ad un impianto sportivo. Sarà perché l’impressione è quella di vivere in un condominio disposto in orizzontale, dove gli affari di una famiglia sono a disposizione di tutti.

L’aria è di provvisorietà. Una sensazione che se calza a pennello per una stanza d’albergo “non può diventare abitudine di vita”. Carmela riassume a modo suo, alternando italiano e dialetto, a suo modo. Con esperienze vissute e sentimenti personali. Pur senza cadere nello sconforto. Lei che è figlia “del cuore di Foggia” nata “nella zona del Cappellone delle Croci”, adesso si ritrova in un villaggio temporaneo. Prima di varcare la soglia che fa varcare anche a noi de l’Attacco, lei con marito e due figli risiedeva in un capannone adiacente all’Onpi. “Non eravamo in una reggia – rammenta – ma per lo meno era una dimora fissa e più agevole di questa di adesso”. La caduta di alcuni calcinacci fu il primo segnale dello stravolgimento. I primi controlli, la notifica dello sgombero. “La nostra casa, come quella di tante altre famiglie, venne dichiarata pericolante”. Carmela resistette un mese in albergo, a spese del Comune, poi il trasferimento al Campo degli Ulivi. Tutto il mobilio, inizialmente, venne messo a deposito all’interno di un capannone sito in via Lucera e pagato dal Comune. Fino a quando anche l’Ente di Corso Garibaldi non ha chiuso i rubinetti. “La nostra roba è stata gettata in mezzo ad una strada”. E, nell’impossibilità di sistemare tutto in uno spazio così piccolo come quello del container, la famiglia è stata costretta a gettare via anche pezzi importanti della propria storia domestica.

Suo marito è operaio in un’officina a villaggio artigiani, il che garantisce una certa dignità di vita. “Non ci manca il pane, abbiamo la corrente, l’acqua, la fogna, i climatizzatori senza spese”. Ma oltre al pane c’è tutta un’altra vita che Carmela ha perso da dieci anni: “Non un solo sfizio in dieci anni”. Tutto concentrato nei beni essenziali. Austerity e cinghi tirata ben oltre l’ultimo buco.

Da queste parti sono passati, prima e dopo le campagne elettorali, tanti politici. Ultimo in ordine di tempo, Michele Salatto, con una promessa. Ha lasciato intendere, ci confessa Carmela, “che nell’arco di due o tre giorni avremmo avuto buone notizie”. L’ex Assessore all’Urbanistica, nove su dieci, si riferiva all’acquisizione delle trentasei baracche da parte del Comune. Una notizia che, all’interno del campo, non ha fatto stappare lo spumante a nessuno dei residenti. “Credo – teme Carmela – che questo possa significare un dilatamento sui tempi di trasferimento”. Con annessi e connessi. Domenica, dopo oltre dieci anni, c’è stato il primo furto in uno dei container. I rapinatori hanno portato via una televisione, pochi soldi, un computer. Inoltre alcuni residenti iniziano a divenire insofferenti. “C’è chi invecchia e, visto che lo spazio è quello che è, inizia ad avere a noia anche soltanto i bambini che giocano”. Senza contare quelli che, elegantemente, Carmela chiama “i toponi”, per far fronte ai quali sono stati letteralmente adottati una decina di gatti. La pulizia di questa zona, come quella di qualsiasi altra della città, tocca alla municipalizzata Amica. “Ma l’abbiamo vista pochissime volte intervenire”.

La speranza,ci dice Carmela mentre ci accompagna all’uscio, è tutta nella risposta ad una domanda: “Quando durerà tutto questo?” E lei rimane lì, in attesa di un segnale.

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Published in: on 23 ottobre 2009 at 22.29  Lascia un commento  

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