I nuovi pescecani dell’Alto Tavoliere

squalo-sharkSoltanto una scheda elettronica. Il mezzo più semplice per manomettere i contatori della sua azienda dedita alla lavorazione del marmo e risparmiare sulla bolletta dell’Enel circa 300 mila euro. Settimio Passalacqua, imprenditore di Apricena, uno dei più affermati e stimati dell’alto Tavoliere, amministratore unico, storico ed indiscusso della “Passalacqua Marmi” è stato arrestato per furto dai Carabinieri per aver indebitamente utilizzato questo metodo per incidere, a risparmio, sulle spese di corrente. Il fatto è accaduto nell’agro di Poggio Imperiale. Storia vecchia, a quanto pare. Già da qualche tempo, infatti, gli ispettori romani dell’agenzia elettrica avevano individuato strane anomalie nei consumi dell’azienda dell’imprenditore apricenese. Con l’utilizzo della scheda, semplicemente apposta all’interno delle cabine elettriche, Passalacqua riusciva a stornare quando non ad annullare del tutto, una parte dei consumi giornalieri della sua azienda. Con il ritorno di cui, appunto, si diceva. Cosa non da poco, insomma, che focalizza il baricentro della questione soprattutto sulla qualità dell’imprenditoria della Capitanata. Un’imprenditoria notoriamente arrembante, spesse volte concentrata spasmodicamente nel mattone. Che ha in casi come quello della famiglia Passalacqua delle eccellenze non solo teoriche. Sperimentazione, allargamento dei mercati (con immissioni delle merci su piattaforme non solo territoriali e nazionali, ma con esportazioni anche in Europa), differenziazione della produzione. Dai prodotti della terra al marmo, strutture produttive che vanno in contro ai tempi. Macchinari e tecnologie d’avanguardia. Soprattutto guadagni. E tanti. Fatturati a molti zeri. Milioni di euro annuali. Ragione per cui inciampare sul furto dell’energia elettrica è molto più che un fallo. È un imbarazzo. Imbarazzo. Come quello che, fonti dell’Enel, assicurano di aver provato nel dover continuare a perseguire il ricco produttore che, scherzo del destino, in accordo con parte della produzione di famiglia, cascava sul proverbiale cetriolo dando ragione all’analisi generale dell’imprenditoria che traccia, rapidamente, l’architetto Domenico Potenza a l’Attacco: “Senza generalizzare, la nostra è un ceto di uomini d’affari che non ha un’alta cultura imprenditoriale. Una classe che tenta di maturare, che cresce, cresce, cresce per poi arrestarsi di colpo senza un apparente motivo”. Già, perché è difficile spiegare i motivi di un uomo, Settimio Passalacqua, rispettato dalla politica. Settore in cui aveva molti agganci. Le sue aziende erano spesso additate come un modello positivo. Sin da quando, prima della divisione delle aziende (con Settimio a continuare a scommettere sul marmo ed il fratello, Nino, che prende la strada del biologico), venivano visitate. Come un paio di anni fa, quando aprì le porte all’allora ministro dell’Agricoltura De Castro. Un uomo che ha creduto e crede nella possibilità di perpetuare il suo lavoro all’interno dei settori di famiglia. Che ha consentito ai figli di specializzarsi. Chi tra affari, chi nel settore della comunicazione. Difficile trovare, ad Apricena, qualcuno che sia pronto a credere alla storia dell’arresto del furto su due piedi, senza consentire che lascino margini al dubbio. Passalacqua, in fondo, rimane sempre l’imprenditore che, prima di Coccimiglio, tentò di acquistare il Foggia Calcio per salvarlo dalle sabbie mobili della C2. Che si lancia, da oltre trent’anni, in imprese imprenditoriali all’avanguardia. Un giocatore incastrato dalla logica del doping, del vincere facile. Vecchio vizio delle nostre classi affaristiche. E si vince facile quando si bluffa laddove nessuno se lo aspetterebbe mai, nel quotidiano. È per questi motivi che i commenti della comunità apricenese, nei pochi casi in cui, anonimamente, sceglie di sbilanciarsi in un commento, sono sorpresi. Perché anche il mondo delle istituzioni si chiude a riccio, in posizione di prudente difesa. L’assessore comunale Tommaso Pasqua è la sintesi dei telefoni che squillano a vuoto: “Non compete a noi commentare. Non siamo imprenditori. Non sappiamo nulla e non abbiamo nulla da dichiarare”. Altri, paragonano il risparmio derivato per un’azienda tanto florida ad un “furto di pollame”. L’ammontare della somma, 300 mila euro, ad “un carico di broccoli”, ad una “partita di materiale”. Già, perché il marmo rende parecchio dalle nostre zone. La sottrazione del bene comunitario, dell’articolarsi frenetico per risparmiare gli spicci è un rito antico e ricorrente, diffuso in quei settori popolari di chi la giornata non la sfanga. Di chi si arrabatta tra lavoro pesante e stenti. Gli allacci abusivi, una pratica che, ad Apricena, ci confermano, “è in voga nelle 167”. Ma è altra storia, sono altri scenari sociali, altri humus, altre classi. Soprattutto, altre esigenze quotidiane.

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Published in: on 18 settembre 2009 at 22.29  Lascia un commento  

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